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«Grazie alla donazione ci siamo innamorati», la storia di Roberto e Daniela

Si sono conosciuti 15 anni fa perché lei voleva iniziare a donare. Oggi vivono a Monterotondo, a pochi passi da Roma, insieme al loro bimbo Filippo

C’è chi la chiama casualità. I più romantici lo chiamano destino. Sta di fatto che molto spesso la vita ci regala quegli eventi assolutamente inaspettati dai quali la vita stessa inizia a prendere una piega nuova, unica, straordinaria. Se poi avviene mentre si sta facendo qualcosa per salvarla la vita, quella degli altri, beh allora tutto diventa magico.

Non è la trama di un libro, né di un film, pur potendo esserlo a tutti gli effetti. È la storia di Roberto e Daniela, una coppia che vive a Monterotondo, un piccolo comune a pochi passi da Roma, insieme al loro bimbo Filippo di 5 anni e mezzo. Ciò che li ha condotti fino ad oggi e che li lega a doppio filo non è solo l’amore reciproco, ma anche quello verso gli altri: i pazienti in particolare. Roberto e Daniela sono due donatori e ci hanno chiesto la cortesia di non pubblicare le loro foto perché preferiscono conservare quel valore che è poi fondamento della donazione stessa: l’anonimato. Tutto nasce circa 15 anni fa: «Volevo iniziare a donare il sangue – racconta lei – e ho chiesto informazioni a un mio amico che, successivamente, abbiamo scoperto essere un amico in comune. Lui mi diede il numero di telefono di Roberto, che già era donatore, dicendomi che mi avrebbe fornito tutte le indicazioni di cui avrei avuto bisogno». Quando si dice un consiglio utile… «Io ho sempre fatto attività di promozione – spiega Roberto – ancora oggi ai nostri amici o colleghi di lavoro cerco di spiegare l’importanza di compiere questa scelta, così da portare sempre nuove persone a donare. È importante e la pandemia ce l’ha confermato. Io ho preso questa decisione nel ’98, avevo 23 anni: oggi ne ho 46, quindi posso dire che la donazione, per me, è una scelta di vita».

Diciamo anche “di cuore”, visto che dalla loro conoscenza è nato Filippo: «È un bambino molto curioso – dice Daniela – spesso lo abbiamo portato con noi per insegnargli quanto sia importante fare quello che facciamo e che non deve avere paura di entrare in ospedale, vedere i medici o l’ago. Dalla scelta della sua mamma e del suo papà beneficiano tante persone che non stanno bene, è questo che rende straordinario l’impegno di ciascun donatore». Ma noi siamo curiosi e vogliamo capire come, dalla conoscenza casuale, sono arrivati a Filippo: «Abbiamo iniziato a mandarci tanti messaggi – confessa Roberto arrossendo un po’ – o forse me li hai mandati tu? (chiede alla compagna per rompere l’imbarazzo, ndr). No no sono stato io e poi, come si dice, da cosa nasce cosa e adesso sono 15 anni che stiamo insieme». Da quasi 10 lui dona in aferesi e il 7 aprile, ancora una volta in coppia, andranno a donare «anche perché – interviene Daniela – sarà il mio compleanno quindi mi faccio questo regalo un po’ speciale. Ormai non riesco a immaginare la mia e la nostra vita senza AVIS e senza la donazione, anche perché oltre a fornire un supporto prezioso a chi sta male o al mondo della ricerca, è anche uno strumento prezioso per sottoporci a controlli periodici e mantenerci in salute».

Il Covid ci ha fatto capire quanto sia fondamentale assicurare scorte salvavita ai nostri ospedali: che messaggio possiamo mandare a chi ancora non è donatore? «Iniziate, senza alcun timore – rispondono praticamente in coro – anzi, accompagnate e tenete per mano chi ha più timori, perché fare rete è la cosa più importante per sensibilizzare e coinvolgere sempre più persone in questo movimento meraviglioso che è il volontariato del sangue. Si fa del bene agli altri e ci si impegna a mantenere stili di vita corretti».

E poi, se il destino ci mette lo zampino, c’è anche la possibilità di incontrare l’anima gemella…

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