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Il Programma nazionale di autosufficienza 2021 approda in Gazzetta Ufficiale

Il documento conferma l’equilibrio nella raccolta di globuli rossi nonostante la pandemia. Servono però interventi per equilibrare la capacità produttiva di plasma da frazionamento tra le singole regioni italiane

È un quadro sostanzialmente positivo quello fotografato dal Programma nazionale di autosufficienza 2021 pubblicato nei giorni scorsi sulla Gazzetta Ufficiale. Una fotografia che, se come detto già in precedenza, conferma da un lato l’equilibrio nella raccolta di globuli rossi nonostante l’emergenza Covid, dall’altro rilancia una sfida per l’intero Sistema sanitario nazionale: centrare il prima possibile l’autosufficienza da farmaci plasmaderivati.

Il primo passo per farlo è attuare una serie di interventi urgenti per equilibrare la capacità produttiva delle singole Regioni italiane. Capiamo meglio. Al netto della pandemia, nel corso del 2020 il nostro è stato il terzo Paese europeo per dati assoluti di raccolta di plasma da frazionamento, tanto da contendere il secondo gradino di questo speciale “podio” alla Francia. L’indice di conferimento si è attestato a 14 kg ogni 1000 abitanti, un dato più che positivo se si considera che nel 2019, senza pandemia, l’indice era stato di 14,2 kg. I territori italiani, così come i donatori, si sono impegnati anche nei mesi più critici per organizzare al meglio la raccolta e, anche grazie agli appelli di AVIS Nazionale e di altre realtà del volontariato, programmare gli accessi nei centri trasfusionali. Tuttavia, c’è un’ampia variabilità tra le Regioni, visto che si passa dai 5,6 kg per 1000 abitanti della Campania, ai 23,7 kg del Friuli Venezia Giulia.

Ad oggi la richiesta di farmaci plasmaderivati in Italia conferma un costante aumento dell’utilizzo di immunoglobuline, vero e proprio driver della produzione di plasma per frazionamento. La soglia di autosufficienza, come si legge nel documento, “è a un indice di conferimento pari a circa 18 kg/1.000 abitanti, quindi sensibilmente superiore al risultato attualmente registrato in Italia (14 kg/1.000 abitanti). Peraltro – prosegue il testo – il panorama del prossimo futuro sulla disponibilità di MPD (medicinali plasmaderivati, ndrè critico (come le stesse Autorità Europee e Nazionali avvertono), sia per la riduzione della disponibilità di plasma statunitense sia per le conseguenti dinamiche sui prezzi che verosimilmente incideranno sui prodotti driver”.

Nel 2021 si conclude la vigenza del Programma Nazionale Plasma e MPD 2016-2020 che, come primo programma nazionale in materia, ha rappresentato una tappa fondamentale nell’ambito dell’autosufficienza nazionale di medicinali emoderivati ottenuti dalla lavorazione del plasma nazionale in conto-lavoro. Ecco, quindi, che la riformulazione degli obiettivi strategici qualitativi e quantitativi del Sistema, insieme al ripensamento di strumenti e dispositivi che agevolino un opportuno raggiungimento degli stessi e che valorizzino al meglio il mutato quadro di riferimento organizzativo e produttivo, diventano prioritari. Proprio questi strumenti potranno essere inclusi nel nuovo Programma che, a partire dai risultati raggiunti, disponga il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) al conseguimento di più elevati livelli di autosufficienza di plasma e MPD e lo renda in grado di garantire il soddisfacimento dei fabbisogni dei pazienti anche in possibili situazioni di carenza della materia prima plasma.

Diverso il quadro relativo ai globuli rossi. Sono state 2.409.822 le unità raccolte nel 2020, poco più di 100mila in meno dell’anno precedente, un dato che conferma quell’equilibrio che, ormai da anni, sta certificando la nostra autosufficienza da questo lato. Addirittura, il sangue intero supera sia il fabbisogno nazionale (le unità da trasfondere) sia l’indicatore di autosufficienza nazionale fissato a 40 unità all’anno ogni 1000 abitanti. Anche qui, come nel caso del plasma, ci sono Regioni che “si comportano peggio” rispetto ad altre. Il Lazio, ad esempio, si conferma come territorio tradizionalmente carente di globuli rossi, con un volume di raccolta (30,7 unità per 1000 abitanti nel 2019, 29,6 lo scorso anno) che non copre il fabbisogno. Stesso discorso per la Campania, reduce da un biennio con un indice di raccolta molto basso e uno di trasfusione ancora più basso. Bene Toscana, Abruzzo, Basilicata e Sicilia che, di contro, hanno fatto registrare un indice di produzione superiore o prossimo alla soglia teorica dell’autosufficienza (rispettivamente 43,3, 41,6, 41,2 e 40,3 unità di GR/1.000 abitanti/anno nel 2019 e 42,3, 39,8, 41,2 e 39,7 nel 2020).

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