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Il sangue racconta la menopausa: nuove tracce per comprendere l’invecchiamento

Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha analizzato le proteine presenti nella circolazione di migliaia di donne per capire i cambiamenti biologici associati alla menopausa. E le implicazioni riguardano anche chi sceglie di donare

 

Il sangue può raccontare molto più di quanto immaginiamo. Non soltanto attraverso i valori che siamo abituati a leggere nelle analisi di laboratorio, ma anche grazie alle migliaia di molecole che circolano nell’organismo e che possono offrire ai ricercatori una fotografia dei processi biologici in corso. È proprio su questa possibilità che si concentra uno studio pubblicato su Nature Medicine, dedicato alla menopausa e ai cambiamenti che accompagnano questa fase della vita.

I ricercatori hanno utilizzato la proteomica, una tecnica che consente di analizzare contemporaneamente numerose proteine presenti nel sangue, per osservare che cosa accade nell’organismo durante la transizione menopausale. Nella prima fase della ricerca sono state coinvolte 80 donne tra i 43 e i 58 anni, suddivise tra premenopausa, perimenopausa e postmenopausa. L’analisi ha preso in considerazione 118 proteine coinvolte in diversi processi biologici. Dal confronto sono emerse 16 proteine particolarmente associate al passaggio verso la postmenopausa. Le variazioni riguardavano processi legati all’infiammazione, al metabolismo e alla funzione delle cellule nervose.

Un elemento significativo è emerso confrontando l’influenza dell’età con quella degli ormoni sessuali: i cambiamenti del profilo proteico risultavano più strettamente associati alla variazione dei livelli ormonali che all’età anagrafica. I risultati sono stati poi verificati su un gruppo di 2.814 donne, confermando le principali associazioni individuate nella prima analisi. I ricercatori hanno quindi confrontato questi segnali con i dati provenienti da quattro ulteriori gruppi di donne più anziane, per un totale di 11.925 partecipanti. Il profilo proteico associato alla transizione menopausale risultava collegato ad alcuni indicatori di invecchiamento cognitivo e di rischio di demenza.

È un risultato che richiede cautela. Lo studio non dimostra che la menopausa provochi una demenza e non consente di prevedere il destino di una singola persona. Individua piuttosto segnali biologici associati alla transizione menopausale che possono aiutare a comprendere meglio le relazioni tra cambiamenti ormonali, invecchiamento dell’organismo e salute del cervello. Il sangue, insomma, ancora una volta si conferma come un punto di osservazione sull’organismo. Attraverso ciò che circola al suo interno è possibile individuare modificazioni che coinvolgono sistemi e organi diversi e provare a ricostruire le relazioni tra loro. La proteomica permette così di andare oltre la ricerca di un singolo indicatore e di leggere contemporaneamente molti segnali biologici.

La ricerca offre anche uno spunto per guardare alla menopausa dal punto di vista delle donne che donano. La fine dell’età fertile comporta infatti una differenza nelle possibilità di donazione di sangue intero: come sappiamo, uomini e donne non più in età fertile possono donare fino a quattro volte all’anno, mentre per le donne in età fertile il limite è di due donazioni. L’intervallo minimo tra due donazioni di sangue intero è di 90 giorni. Regole diverse valgono invece per la donazione di plasma, che prevede intervalli e limiti specifici. Ogni percorso di donazione deve quindi tenere conto della tipologia di emocomponente raccolto e della valutazione di idoneità effettuata dal personale sanitario.

Dalla ricerca sulla menopausa emerge così anche un’altra dimensione del sangue: una risorsa da donare per aiutare chi ne ha bisogno, ma anche una finestra attraverso cui la scienza può osservare i cambiamenti dell’organismo e cercare nuove risposte per la salute.

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