A Roma un convegno per i 50 anni dell’obiezione di coscienza

Il 2022 segna un anniversario importante per il volontariato italiano: i cinquant’anni dall’approvazione della legge che riconobbe la possibilità di svolgere l’obiezione di coscienza e che, in pratica, pose le basi per quello che oggi conosciamo come Servizio Civile

Per cercare di ripercorrere le tappe più importanti di questo percorso, sabato 26 novembre si è tenuto al Centro Congressi Cavour di Roma un convegno promosso da AVIS Nazionale, in collaborazione con Fondazione Campus, e moderato dal prof. Corrado Del Bò, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Bergamo.

 

 

Relatori dell’evento sono stati i docenti Marco Labbate dell’Università di Urbino, Stefano Catalano dell’Università di Verona e Simone Pollo dell’Università La Sapienza di Roma.

A loro il compito di sviluppare una riflessione sul grande apporto che l’obiezione di coscienza e il Servizio Civile hanno dato nel nostro Paese allo sviluppo dell’impegno civico soprattutto tra le nuove generazioni. Attraverso i loro interventi hanno sottolineato come, nel corso degli ultimi 50 anni, numerosi atti normativi e sentenze della Corte costituzionale abbiano stabilito che la difesa della patria non si esprime esclusivamente attraverso il servizio militare, ma anche tramite altre attività socialmente utili.
Il Servizio civile, inoltre, non si configura come un adempimento alternativo della tutela della nazione, bensì è un'occasione di integrazione e di formazione della cittadinanza attiva.

Unanime, tra i relatori intervenuti, è stato il riconoscimento del grande ruolo che il Terzo settore ha saputo ricoprire dal 1972 ad oggi per dare risposta ai bisogni dei territori e per rendere i giovani reali protagonisti del cambiamento.
 

A questo tema si collega l’importante sinergia tra enti e istituzioni, su cui si sono confrontati gli ospiti della tavola rotonda sviluppatasi nella seconda parte dell’evento con la partecipazione di:

· Laura Massoli, Coordinatrice Ufficio per il Servizio civile Universale, Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale

Laura Milani, Presidente Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile (CNESC)

•  Francesco Marchionni, Consigliere di Presidenza del Consiglio Nazionale Giovani (CNG)

 Irene Oppi, Coordinatrice Esecutivo Giovani AVIS Nazionale

Alla collaborazione tra Governo, amministrazioni locali e le diverse realtà del Terzo settore va il grande merito di aver consolidato negli anni il Servizio Civile, favorendo la crescita del numero di progetti e di ragazzi coinvolti, in Italia e all’estero. In quest’ultimo caso, si pensi per esempio ai Corpi europei di solidarietà, che offrono ai volontari la possibilità di varcare i confini nazionali, rafforzando così il senso di appartenenza a una più ampia comunità di individui accomunati dagli stessi obiettivi e valori.

 

Tutto ciò si traduce in innumerevoli ricadute positive nella vita di chi ne è protagonista e nell’acquisizione di un ampio bagaglio di competenze che risulteranno profondamente utili nel loro futuro umano e professionale. Ecco perché il Servizio Civile non può e non deve essere assolutamente inteso come un ammortizzatore sociale né un viatico, bensì come una palestra di vita.

In poche parole, come hanno sottolineato i partecipanti alla tavola rotonda, con il Servizio civile si impara ad “ascoltare il cuore e utilizzare la testa”, divenendo cittadini più responsabili e maturi. Lo dimostrano le tante ragazze e i ragazzi che, una volta conclusa l’esperienza di Servizio civile in AVIS, decidono di rimanere in associazione, sia come donatori sia come dirigenti impegnati attivamente.

 

Alla base di tutte queste azioni ci sono alcuni principi fondamentali come il senso di responsabilità, l’altruismo, il civismo, ma anche gli stili di vita sani e corretti. Nel percorso di comprensione e adozione di questi valori è imprescindibile il ruolo di chi affianca e motiva costantemente i volontari. Come ha sottolineato la vice-presidente di Avis Regionale Marche, Maria Letizia Gianuario, intervenuta in veste di portavoce del gruppo di formatori, tutti impegnati a titolo esclusivamente gratuito «lo scambio di buone pratiche, esperienze e progettualità con le altre sedi presenti sul territorio nazionale è di fondamentale importanza. Ecco perché, grazie anche al supporto di Fondazione Campus, abbiamo recentemente creato una comunità di 90 formatori di tutta Italia per la condivisione di strategie e soprattutto di competenze da trasmettere ai giovani, affinché possano rafforzare il desiderio di cambiare le cose e di fare del bene nelle proprie comunità».

 

A queste parole hanno fatto eco le riflessioni del Presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, e di Fausto Aguzzoni, vice-presidente vicario con delega al Servizio Civile, che hanno voluto ringraziare non solo i formatori, ma anche i selezionatori e gli operatori locali di progetto, che svolgono la funzione di tutor per i giovani volontari. In un contesto sociale come quello attuale caratterizzato da una forte dispersione, la sinergia tra tutte queste figure è in grado di proporre delle opportunità di crescita, apprendimento e consapevolezza. È un’interconnessione tra individui e azioni attraverso cui le nuove generazioni possono scoprire la gioia di dare il proprio contributo alla collettività, diventando così cittadini più adulti, maturi e al servizio della società stessa.

 

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