Bilanci di fine anno e obiettivi di mandato, parola alle Avis Regionali – 4ª parte

Difficoltà post Covid, strategie future, coinvolgimento dei giovani. Ogni settimana, i Presidenti illustreranno strategie e sfide da affrontare nei prossimi anni

Uno sguardo al futuro analizzando sfide da giocare e obiettivi da raggiungere. Autosufficienza, bilancio delle attività post pandemia e sostegno alla raccolta di sangue e plasma. Tutto senza perdere di vista le nuove generazioni.

È iniziata lo scorso 26 novembre la nuova rubrica di AVIS Nazionale che ogni venerdì (ad eccezione del periodo natalizio in cui le puntate saranno giovedì 23 e 30 dicembre), fino a inizio 2022, darà voce e spazio a tutti i Presidenti delle Avis Regionali. Un appuntamento settimanale (ogni volta parleranno tre presidenti diversi) che darà modo di spiegare in che modo le realtà locali abbiano risposto in questo 2021 alle difficoltà generate dal Covid e, soprattutto, di conoscere obiettivi e strategie che caratterizzeranno il mandato di ciascuno.

 

AVIS REGIONALE LOMBARDIA

Oscar BianchiOscar Bianchi

È una delle tre regioni italiane con l’indice di donazione più alto, cioè il numero di donazioni sul totale dei donatori. La Lombardia si conferma come uno dei territori capofila, ma il presidente dell’Avis Regionale, Oscar Bianchi, guarda già oltre: «Potremmo fare molto di più, ma ad oggi non siamo in condizione per via delle difficoltà che il sistema trasfusionale sta vivendo. Riusciamo a tenere perché il 54% della raccolta avviene negli ospedali e il 46% nelle udr, ecco perché incrementare le raccolte associative è l’obiettivo da centrare». Per quale motivo? «Così facendo il personale dei servizi trasfusionali, supportato da Avis, potrebbe essere “liberato” su altre attività. La proposta che abbiamo presentato in Regione va proprio in questa direzione: diventare partner attivi nella realizzazione delle Case di comunità (come previsto dal PNRR, ndr) e contribuire alla realizzazione di progetti di formazione». I dati della raccolta confermano che l’attività sta procedendo regolarmente e, come conferma Bianchi, «abbiamo recuperato il periodo pre Covid sia per i globuli rossi che per il plasma. Purtroppo, la carenza di personale sanitario ci penalizza». Proprio in Lombardia, però, dovrebbe diventare effettivo a breve un provvedimento che, in prospettiva, sarebbe uno straordinario apripista per l’intero Paese: «La Regione vuole autorizzare gli specializzandi in Medicina a fare attività di volontariato nelle unità di raccolta associativa – spiega – il che ci porterebbe a consolidare ulteriormente la rete, lo standard qualitativo delle udr e il ruolo di coordinamento di Avis Regionale». Senza perdere di vista i giovani che sono al centro dei programmi di cooperazione in cui è impegnata l’associazione: «Oltre all’accordo avviato nei mesi scorsi con il Costa Rica, fino al 31 agosto abbiamo ospitato un giovane di Madrid nell’ambito del progetto SVE (Servizio Volontariato Europeo, ndr). Dal 1° novembre – conclude – è qui in sede con noi una ragazza polacca che fino a giugno conoscerà il nostro modello associativo, imparerà la nostra lingua e acquisirà i valori della donazione gratuita, volontaria e periodica da poter poi diffondere e promuovere anche al suo ritorno a casa, dove ad oggi la donazione, in parte, è anche a pagamento».

 

AVIS REGIONALE MARCHE

Daniele RagnettiDaniele Ragnetti

«Se siamo una delle aree in cui di dona di più in aferesi è solo grazie alla generosità dei nostri donatorie all’efficienza del sistema regionale di raccolta». Commenta così Daniele Ragnettipresidente di Avis Regionale Marche, il dato del Rapporto ISTISAN che vede questo territorio tra i tre più virtuosi insieme a Friuli Venezia Giulia e Toscana. Un bilancio positivo, quello che è possibile stilare alla chiusura di questo 2021: «Diciamo che stiamo tornando gradualmente alla normalità. L’elemento più importante è aver mantenuto l’ampia disponibilità di plasma. Raccogliamo circa 23 chili ogni 1000 abitanti, un livello che non avevamo mai raggiunto negli anni precedenti e che deve farci da sprone per migliorare ancora». Le Marche sono da tempo, per così dire, all’avanguardia in questo e Ragnetti spiega perché: «Le campagne di sensibilizzazione sono necessarie per far capire alle persone quanto sia importante alternare questa donazione con quella dei globuli rossi. Raggiungere l’autosufficienza di farmaci plasmaderivati significa anche rendere il Paese più forte sul mercato». È uno degli obiettivi del mandato in corso insieme, sottolinea, «al fare rete con le Avis Provinciali e Comunali, supportandole nella gestione delle nuove norme e dell’organizzazione del Terzo Settore. Inoltre, vogliamo puntare sulla formazione continua di dirigenti e volontari, confidando nell’incremento del personale sanitario».

 

AVIS REGIONALE MOLISE

Pia BarilePia Barile

È una delle donne che sono state elette quest’anno come presidenti di Avis Regionali. La sua è il Molise. Lei è Pia Barile e proprio queste crescenti “quote rosa” in associazione rappresentano per lei uno spunto di riflessione e di incentivo per il futuro: «Sono molto orgogliosa che la rappresentanza femminile stia crescendo a livello dirigenziale all’interno di Avis. Come me ci sono tante donne valide che possono portare entusiasmo e idee innovative, mi auguro che ciò che è avvenuto nel corso di questo 2021 non resti un’eccezione». L’anno si sta chiudendo in ripresa, in merito alla raccolta, rispetto al passato e la presidente spiega perché: «La decisione di mettere le autoemoteche a disposizione delle singole Avis Comunali si è rivelata vincente. Molte persone, infatti, preferivano non recarsi nei centri trasfusionali per paura del Covid e questo ci ha permesso di tirare un sospiro di sollievo in termini di numeri di donazioni». Che però stentano per quanto riguarda il plasma, nonostante il Molise sia una delle regioni italiane con più strutture trasfusionali e donatori periodici: «Forse la durata prolungata rispetto ai globuli rossi ha fatto prediligere quest’ultima – commenta – ma ci auguriamo di poter crescere anche sotto questo aspetto. La sensibilità e la volontà delle persone le riscontriamo in ogni paese. I dati lo confermano e questo porta risultati per tutta l’associazione». La partita da vincere, però, è con i giovani: «Non c’è molta partecipazione nella vita associativa – conclude – e se vogliamo pensare a un’Avis del futuro è impossibile farlo senza le nuove generazioni come protagoniste».

 

La prossima settimana parleremo con i presidenti delle Avis di: Piemonte, Puglia e Sardegna.

 

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