Bilanci di fine anno e obiettivi di mandato, parola alle Avis Regionali – 5ª parte

Difficoltà post Covid, strategie future, coinvolgimento dei giovani. Ogni settimana, i Presidenti illustreranno strategie e sfide da affrontare nei prossimi anni

Uno sguardo al futuro analizzando sfide da giocare e obiettivi da raggiungere. Autosufficienza, bilancio delle attività post pandemia e sostegno alla raccolta di sangue e plasma. Tutto senza perdere di vista le nuove generazioni.

È iniziata lo scorso 26 novembre la nuova rubrica di AVIS Nazionale che ogni venerdì (ad eccezione di oggi e di giovedì 30 dicembre), fino a inizio 2022, darà voce e spazio a tutti i Presidenti delle Avis Regionali. Un appuntamento settimanale (ogni volta parleranno tre presidenti diversi) che darà modo di spiegare in che modo le realtà locali abbiano risposto in questo 2021 alle difficoltà generate dal Covid e, soprattutto, di conoscere obiettivi e strategie che caratterizzeranno il mandato di ciascuno.

 

AVIS REGIONALE PIEMONTE

Luca VannelliLuca Vannelli

«La carenza di personale sanitario è un problema con cui dobbiamo fare i conti e che sta comportando un calo nella raccolta, nonostante i donatori siano molti e disponibili». Il Piemonte non fa eccezione con il resto del Paese e la conferma arriva dalle parole di Luca Vannellipresidente di Avis Regionale: «In diverse province le sedute sono saltate – spiega – le persone vogliono donare, ma le difficoltà che si riscontrano sia nelle Udr che nei centri trasfusionali tendono a far allontanare i donatori». E la questione si ripercuote anche sui numeri della raccolta plasma: «La compensazione interregionale comporta un’ulteriore flessione e anche le previsioni per il 2022 non sono molto incoraggianti. Vorremmo, con l’aiuto della Regione, avviare progetti di sensibilizzazione che magari coinvolgessero anche altre associazioni». Al di là della mancanza di personale, va però ricordato come il Piemonte sia uno dei territori italiani in cui la richiesta di emocomponenti è più elevata, alla luce dei poli di eccellenza a livello cardiologico e trapiantologico. Una situazione a cui i volontari rispondono attivamente, visto che siamo in una delle regioni con l’indice di donazione più alto: «Per questo è necessario intervenire e assicurare elasticità di accesso a chi vuole donare, altrimenti qualsiasi attività mettiamo sul campo rischia di essere vanificata». Per il futuro Vannelli indica quali saranno le strade da seguire durante il suo mandato: «Il primo obiettivo è attivare un sistema di raccolta dati che ci consenta di restare costantemente aggiornati su come procede la raccolta associativa. Poi dobbiamo completare le procedure di adeguamento a Statuto e Regolamento, nonché garantire un percorso di formazione costante per dirigenti e volontari. Infine – conclude – proprio per assicurare un futuro certo alla nostra associazione, delineare strategie e proposte per i giovani insieme ai giovani stessi: solo così potremo risultare appetibili alle nuove generazioni».

 

AVIS REGIONALE PUGLIA

Raffaele RomeoRaffaele Romeo

«La raccolta di plasma è sottostimata di circa il 40%. È necessario che il territorio si doti di sempre più apparecchiature nei servizi trasfusionali per le procedure di aferesi». È quello che si augura Raffaele Romeo, presidente di Avis Regionale Puglia. L’anno si è chiuso in maniera positiva, con circa «73mila donazioni tra multicomponent e globuli rossi. Stimolare i donatori sull’importanza della donazione di plasma è indispensabile, ma ci scontriamo con i problemi organizzativi». Da Nord a Sud la carenza di personale sanitario si sta rivelando un disagio comune e anche la Puglia non fa eccezione: «Stiamo chiedendo di procedere con prenotazioni e programmazioni – prosegue – ma occorre che vengano messe a disposizione postazioni ad hoc. La nostra proposta, della quale abbiamo discusso anche in Regione, è quella di consentire la prenotazione sui siti delle singole Asl. Anche perché noi non facciamo raccolta associativa, di conseguenza dipendiamo dai singoli dipartimenti. La nostra Avis, così come qualsiasi altra, può fare tutta l’attività di sensibilizzazione e promozione possibile sul territorio, ma se poi viene meno il supporto logistico diventa tutto inutile». Il ruolo che l’associazione può giocare in questa partita, come conclude Romeo, «è quello di riuscire a formare e informare i donatori che, allo stesso tempo, devono sapere di poter andare in un centro trasfusionale senza perdere tempo. Per questo è necessario integrare il sistema informatico delle ASL con quello di prenotazione delle Avis».

 

AVIS REGIONALE SARDEGNA

Vincenzo DoreVincenzo Dore

«I donatori sono tanti, giovani compresi, ma il numero elevato di pazienti talassemici e le richieste dagli ospedali non ci consentono ancora di essere autosufficienti». È la fotografia che scatta Vincenzo Dorepresidente di Avis Regionale Sardegna al termine di un anno che, nonostante le difficoltà, ritiene positivo: «Rispetto alle previsioni siamo riusciti a reggere l’urto anche nei mesi più critici. I donatori hanno partecipato attivamente alla raccolta prediligendo le nostre Udr o le autoemoteche piuttosto che i centri trasfusionali. Evidentemente consideravano più sicuro non andare in ospedale». La sfida da vincere è quella del plasma, anche alla luce dei dati dell’Istituto Superiore di Sanità che vedono la Sardegna tra le aree italiane in cui si dona meno in aferesi: «Da qualche anno è iniziata questa attività con l’Avis Provinciale di Sassari, ma occorre fare meglio. Per circa il 30% dipendiamo ancora da altre regioni – spiega – in compenso oltre il 60% delle sacche di globuli rossi che arrivano negli ospedali è frutto della raccolta associativa». Una sensibilità avvertita anche dai giovanida tempo al centro di progetti e borse di studio promosse dall’associazione: «Speriamo che anche le nuove generazioni ci garantiscano continuità – conclude – solo così potremo centrare insieme l’obiettivo dell’autosufficienza».

 

La prossima settimana parleremo con i presidenti delle Avis di: Sicilia, Toscana e Provincia Autonoma di Trento.

 

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