Bilanci di fine anno e obiettivi di mandato, parola alle Avis Regionali – 7ª parte

Difficoltà post Covid, strategie future, coinvolgimento dei giovani. Ogni settimana, i Presidenti illustreranno strategie e sfide da affrontare nei prossimi anni

Uno sguardo al futuro analizzando sfide da giocare e obiettivi da raggiungere. Autosufficienza, bilancio delle attività post pandemia e sostegno alla raccolta di sangue e plasma. Tutto senza perdere di vista le nuove generazioni.

È iniziata lo scorso 26 novembre la nuova rubrica di AVIS Nazionale che ogni venerdì dà voce e spazio a tutti i Presidenti delle Avis Regionali. Un appuntamento settimanale che darà modo di spiegare in che modo le realtà locali abbiano risposto nel 2021 alle difficoltà generate dal Covid e, soprattutto, di conoscere obiettivi e strategie che caratterizzeranno il mandato di ciascuno.

 

AVIS REGIONALE UMBRIA

Enrico MarconiEnrico Marconi

Sarà un 2022 importante per Avis Regionale Umbria e per tutto il territorio, visto che a maggio Perugia sarà il palcoscenico dell’87esima Assemblea Generale di AVIS Nazionale. Un appuntamento che per il presidente Enrico Marconi rappresenta motivo «di grande orgoglio, un’occasione importante per una realtà piccola come la nostra che, grazie alla fiducia del Consiglio Nazionale e di tutti i presidenti Regionali, è stata confermata per ospitare la prima Assemblea in presenza post lockdown». Ma come si è chiuso il 2021? «Siamo riusciti a recuperare i dati delle donazioni pre-pandemia, visto che nel 2020 avevamo registrato un calo nella raccolta di circa il 9% rispetto all’anno precedente. Grazie a prenotazione e programmazione abbiamo garantito l’efficienza del sistema: tuttavia, la ripresa degli interventi chirurgici e di altre attività ospedaliere ha comportato un aumento dei consumi di emocomponenti del 14%. Le donazioni sono aumentate del 9%, quindi uno scostamento ancora c’è». L’Umbria, e lo abbiamo raccontato, è una realtà dove concetti come inclusione e solidarietà vanno a braccetto. Di più, non si limitano alle parole, si tramutano in fatti. Qui, sono diverse le comunità islamiche che, insieme alle sedi Comunali, organizzano raccolte straordinarie o iniziative benefiche: «Per noi è uno stimolo a fare sempre meglio. Abbiamo molti iscritti ad Avis che sono di fede islamica: è la dimostrazione che il dono non conosce ostacoli di alcun genere, né di etnia, né di religione o altro. La solidarietà è un terreno comune di confronto e collaborazione». Su cosa caratterizzerà il proprio mandato, Marconi è sicuro: «Consolidare la crescita avisina in termini di donazioni e numero di iscritti. Poi vogliamo rendere efficace l’azione della sede Regionale attraverso una costante digitalizzazione e informatizzazione che offra risposte immediate ai soci, in linea anche con quanto richiede la riforma del Terzo Settore. Infine – conclude – vogliamo favorire la crescita all’interno dell’associazione con un percorso di formazione che coinvolga dirigenti e giovani».

 

AVIS REGIONALE VALLE D’AOSTA

Pier Paolo Civelli_2Pier Paolo Civelli

Comunicazione, lotta alle fake news e responsabilizzare i dirigenti sull’avere a cuore i valori di cui è portatore ciascun donatore. Sono queste le linee guida che caratterizzeranno il mandato di Pier Paolo Civelli come presidente di Avis Regionale Valle d’Aosta. Un mandato che vede nel 2021 un anno positivo perché, spiega, «gli effetti benefici della chiamata programmata si sono avvertiti sul numero di donazioni di sangue e plasma che non hanno risentito dell’emergenza Covid. Qui da sempre la raccolta avviene in ospedale e anche in termini di carenza di personale non abbiamo mai riscontrato difficoltà». L’autosufficienza non è mai stata in discussione e nemmeno le compensazioni interregionali con la Sardegna, che hanno visto la Valle d’Aosta inviare le scorte in eccedenza per assicurare terapie salvavita ai pazienti talassemici: «Le campagne di comunicazione ci hanno aiutato, compresi alcuni progetti che stiamo portando avanti come il percorso di accompagnamento post gravidanza per consentire alle donne di ricominciare a donare». Il rapporto con l’esterno, la capacità di comunicare e raccontare cos’è e cosa fa Avis: non è un caso se lo scorso febbraio l’associazione ha ricevuto il Premio regionale del volontariato per i suoi progetti di comunicazione e di digitalizzazione del rapporto con il donatore. E Civelli lo sa bene: «Lo smart social working associativo è la chiave per compiere quel salto in avanti che manca da un po’. Occorre aiutare le sedi comunali ad accrescere quelle competenze che possano servire anche a gestire riunioni a distanza. Avis deve essere smart perché sono i giovani ad esserlo e non possiamo pensare a un ricambio generazionale se non adeguiamo il nostro livello di coinvolgimento al linguaggio e agli strumenti di oggi. Servono nuove forme di aggregazione, nuovi modi di parlare e di stimolare, altrimenti si resta legati al passato». Ma i giovani quindi ci sono? Si interessano alla vita associativa? «Noi siamo una realtà piccola e a differenza di altri territori non possiamo concederci la possibilità di far fare un periodo di prova a una ragazza o a un ragazzo per capire se Avis piaccia o meno. Qui le nuove generazioni sono abituate, parallelamente allo studio, a portare avanti diverse attività – conclude – che si tratti di sport, teatro o iniziative sociali. Poter portare il nome dell’associazione in tutto questo per noi è già un grande risultato».

 

 

AVIS REGIONALE VENETO

Vanda PradalVanda Pradal

Più donne nei ruoli dirigenziali associativi e un Gruppo Giovani a livello regionale da cui nascano proposte e progetti verso le nuove generazioni. Parte da queste linee guida il mandato di Vanda Pradal, in realtà iniziato a giugno, come presidente di Avis Regionale Veneto. Un quadriennio lungo il quale la prima cosa che si augura di fare è «”svecchiare” l’associazione. Negli ultimi anni si sta parlando tanto di aumentare i donatori con l’ingresso dei giovani, ma i fatti dicono il contrario. Adeguarsi ai tempi, in base a esigenze e linguaggio, è fondamentale se vogliamo che questi obiettivi non restino vani. E l’esempio deve essere già l’Avis Regionale, fornendo supporto a Provinciali e Comunali in termini di conoscenze e contatti: solo così potremo stimolare le istituzioni a starci sempre più accanto e non soltanto a farci i complimenti». Meritati, tuttavia. Il Veneto, infatti, insieme a Fiuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, è tra i territori con il più alto numero di donatori tra i 18 e i 25 anni. Qualcosa, quindi, si muove, o no? «Sicuramente tutto questo è il frutto del lavoro straordinario che stiamo facendo con le scuole. I giovani hanno una fortissima sensibilità, per questo vorrei che tornasse a formarsi un Gruppo Giovani di Avis Veneto perché è da loro che devono partire le proposte per attrarre i propri coetanei». E probabilmente non è un caso se lo scorso ottobre, proprio un istituto veneto, l’Einaudi Scarpa di Montebelluna, in provincia di Treviso, abbia vinto il progetto “B.E.S.T. Choice”: «Il movimento sta andando in questa direzione, ragazze e ragazzi lo sanno e, nonostante le difficoltà, hanno messo in campo un impegno straordinario per veicolare messaggi non solo positivi, ma di vero e proprio senso civico e cittadinanza attiva. Ci hanno insegnato che di fronte alle difficoltà non ci si deve fermare, ma anzi fare sempre meglio – conclude – Prima che il nostro futuro, loro sono il nostro presente».

 

La prossima settimana parleremo con il presidente di Avis Svizzera.

 

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