Bimbo salvato da una trasfusione in utero: a Chieti l’intervento rivoluzionario

Un problema immunitario della mamma aveva messo a rischio di anemia il piccolo dopo 29 settimane di gestazione. Una procedura avanzata che viene eseguita in pochissimi centri di medicina prenatale

Ha ricevuto la trasfusione di sangue salvavita mentre era ancora nell’utero della mamma. È successo nella Clinica di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Chieti dove una donna potrà ora portare a termine la sua gravidanza e dare alla luce il suo bambino che, a 29 settimane di gestazione, era a rischio anemia per un problema immunitario della mamma.

 

Quella effettuata dall’equipe diretta dal dottor Marco Liberati, rappresenta una procedura molto avanzata che ad oggi viene eseguita in pochissimi centri di medicina prenatale a causa dell’elevato rischio per il feto. Come ha spiegato il direttore, «la nostra unità operativa sta dedicando grande attenzione alle diagnosi e alle terapie fetali, oltre che alle gravidanze ad altissimo rischio, tra cui quelle gemellari per le quali abbiamo un centro di assistenza dedicato, unico in Abruzzo. Accogliamo donne provenienti anche da altre regioni e siamo impegnati in un’intensa attività di ricerca sulla patologia fetale e diagnosi prenatale che ci vede ai primi posti in Europa e consente di offrire alle donne assistenza di qualità». 

 

La procedura di trasfusione intra uterina è stata particolarmente complessa in quanto il sangue da trasfondere ha dovuto subire una serie di preparazioni particolari e il tutto è stato seguito dal professor Francesco D’Antonio e dalla dottoressa Patrizia Di Gregorio. In sala operatoria anche l'anestesista e il neonatologo pronti ad assistere il bambino in caso di sopraggiunta necessità di anticipare il parto qualora la procedura non fosse andata a buon fine. Non si sono verificate complicazioni e la mamma, in condizioni ottimali come pure il bimbo, è stata dimessa, così potrà portare a termine la gravidanza nei tempi previsti.