Comunicazione associativa, un premio per l’Avis Regionale Valle d’Aosta

Nei giorni scorsi il presidente Pier Paolo Civelli ha ricevuto il riconoscimento per il progetto "Smart social working associativo per donare vita a chi è malato". Un modo per migliorare l’organizzazione della donazione e coinvolgere i soci futuri

«Le notizie sono la prima bozza della storia». Lo diceva Benjamin “Ben” Bradlee, giornalista americano e storico direttore del Washington Post all’epoca del famoso caso Watergate. Informare e implementare il percorso di conoscenza e di racconto di cosa stia avvenendo o cosa si stia facendo, è lo strumento per creare una società sempre più forte, libera e consapevole. 

 

Non a caso è un progetto di comunicazione quello che ha portato l’Avis Valle d’Aosta a ricevere nei giorni scorsi il Premio regionale del volontariato. Un riconoscimento che, ormai da qualche anno, il Consiglio regionale ha previsto per le realtà del Terzo Settore più attive sul territorio e che hanno presentato i progetti più interessati nell’ambito socio-sanitario. L’Avis lo ha ricevuto per “Smart social working associativo per donare vita a chi è malato”, l’iniziativa volta a migliorare l'organizzazione della donazione del sangue e delle pratiche associative, predisponendo piattaforme online e creando persino una “Charte du donneur de sang” (“Carta del donatore di sangue”) elettronica e personale. 

 

«Non è la prima volta che partecipiamo – spiega il presidente dell’Avis Regionale, Pier Paolo Civelli – e il tema di quest’anno riguardava come affrontare la pandemia nel Terzo Settore. La nostra proposta è stata quella di una comunicazione associativa integrata, un modo per garantire un’informazione chiara ed efficace non solo all’interno della nostra struttura, ma anche con i nostri stakeholder esterni».

 

Buone prassi, aggiornamenti sull’attività che si sta svolgendo sul territorio: tante le voci che, attraverso le newsletter e un uso consapevole e professionale dei social network si riescono a fornire all’esterno. «Qui in Valle si dona nell’ospedale di Aosta, non facciamo raccolta associativa – prosegue – così come non gestiamo le telefonate ai donatori, ecco perché abbiamo capito che era necessario proporre qualcosa per far capire ai donatori che noi ci siamo, siamo qui e sempre a disposizione per supportare le iniziative e chi avesse bisogno di aiuto».

 

E non è un caso se il progetto è nato proprio in epoca di Covid: «Il premio lo abbiamo ricevuto nei giorni scorsi, ma è subito dopo l’estate 2020 che abbiamo iniziato a lavorarci su. L’obiettivo era quello di mettere a disposizione una maggiore qualità dell’informazione che, oltre a raccontare la vita associativa e a comunicare quando e dove venissero svolte le assemblee, rappresentasse un punto di riferimento, un vero e proprio sportello per i dirigenti avisini. E lo stesso per l’esterno: l’attività di Avis non passa solo attraverso le nostre iniziative, ma anche per quelle organizzate sul territorio di cui l’associazione è partner. Uno strumento necessario per rafforzare quel valore che la distanza generata dalla pandemia ha spesso ostacolato: l’inclusione».

 

L’esempio è la “Carta del donatore”: di cosa si tratta? «Si tratta di un’area personale, con specifiche chiavi d’accesso, a cui ciascuno potrà accedere sul nostro sito e dove saranno riportate tutte le informazioni sulla sua attività, dall’ultima donazione effettuata alla prossima in programma – conclude Civelli – un ulteriore modo per far sì che tutti siano sempre più coinvolti e partecipi nella vita di Avis e di quello che le ruota attorno».