Conferenza organizzativa, le proposte dei gruppi di lavoro

Delegati regionali e rappresentanti della Consulta Giovani hanno formulato una serie di riflessioni, prima tra tutte la necessità di integrare la dimensione locale e quella globale di AVIS

«Far crescere costantemente AVIS significa far aumentare il senso di solidarietà e inclusione che è la premessa assoluta del nostro essere volontari». Così il presidente Gianpietro Briola ha introdotto la seconda giornata della Conferenza organizzativa di AVIS Nazionale dello scorso 20 marzo. Una giornata che, dopo quella della settimana precedente, ha visto la partecipazione dei delegati selezionati dalle Avis Regionali e di una rappresentanza della Consulta nazionale AVIS Giovani.

 

Suddivisi in sei gruppi di lavoro, hanno formulato dei documenti che è possibile scaricare, in forma integrale, cliccando su questo link.

 

Tra i numerosi spunti di riflessione emersi vi è la necessità di integrare la dimensione locale con quella globale. Se da un lato AVIS deve sapersi porre come un’organizzazione in grado di intercettare i bisogni dei territori, formulando risposte alle necessità e peculiarità locali, dall’altro deve saper agire con la consapevolezza di essere un unico, coeso e grande protagonista del Terzo Settore. Una realtà autorevole e riconosciuta universalmente come testimone di solidarietà, di cittadinanza attiva e di altruismo. Da qui deriva la capacità, emersa in modo sempre più preponderante negli ultimi anni, di saper promuovere iniziative che vadano oltre la donazione di sangue. 

 

 

Nell’attuale contesto socio-economico risulta più che mai opportuno incentivare la collaborazione con altre organizzazioni di volontariato e con le istituzioni. Questo significa investire sul capitale sociale e rafforzare le reti sociali, affinché il nostro radicamento sul territorio possa incentivare non solo la crescita associativa, ma anche delle comunità locali nelle quali operiamo. AVIS, infatti, può diventare un catalizzatore di processi volti a sviluppare culturalmente le dimensioni territoriali, soprattutto quelle piccole, ed essere nel contempo un prezioso elemento di aggregazione sociale. Con la sua organizzazione in rete, la nostra non è solo un’associazione di donatori di sangue, ma rappresenta una vera scuola di formazione sociale per i propri amministratori che imparano a curare il bene collettivo. 

 

Strettamente connessa a questi temi è l’importanza di far comprendere che l'identità è un patrimonio comune che va tutelato e che l'uniformità non è sinonimo di sopraffazione, bensì un valore. È il frutto di un costante lavoro di ascolto e comunicazione reciproci, tra più livelli. Far parte di un’associazione comporta diritti e doveri, come per esempio il diritto di votare, di esprimersi liberamente e il dovere di rispettare norme e decisioni assunte collegialmente. Di conseguenza, il senso di responsabilità, la fiducia e la coesione interna si rafforzano se vi è:

  • partecipazione diffusa nelle decisioni 
  • tutela del diritto di opinione, di critica 
  • rispetto dei ruoli
  • capacità delle sedi capofila di comprendere i bisogni del proprio territorio
  • recepimento, da parte delle Avis locali, delle indicazioni giunte dalle sedi sovraordinate

 

Se tutto ciò viene meno, come facciamo a riconoscerci? Come possiamo trasmettere un messaggio credibile se non siamo noi stessi coerenti con quello che diciamo?

 

IL VALORE DEL COINVOLGIMENTO 

Da più parti si sottolinea, inoltre, la necessità di puntare maggiormente sulle nuove generazioni, accostando alle cariche associative già presenti delle nuove figure, più giovani e preparate. Questo richiede un grande sforzo di coinvolgimento e soprattutto di accompagnamento, affinché i nuovi volontari possano comprendere meglio le dinamiche interne. Tutto ciò si traduce nella comprensione delle loro necessità e nella valorizzazione delle capacità e delle caratteristiche individuali

 

In questo percorso risulta essenziale motivare ogni singolo componente, stimolando la sua curiosità e facendolo sentire protagonista e utile al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Tutto ciò si realizza attraverso la promozione di percorsi di formazione e il superamento di blocchi e resistenze individuali - di gruppo e organizzative - supportando i dirigenti affinché il concetto di «bene comune» sia condiviso e l’autorità non venga polarizzata. In un’associazione - hanno fatto notare i partecipanti alla Conferenza - il concetto di «potere» è strettamente collegato alla collaborazione tra pari per il raggiungimento del fine comune

 

Dal dibattito, inoltre, è emersa chiaramente la necessità di una maggiore inclusione delle donne e delle minoranze all’interno di AVIS. Inclusione è infatti sinonimo di conoscenza, di scambio di opinioni, di mente aperta e non per ultimo di progresso

«È nostro compito – si legge nelle conclusioni di uno dei gruppi di lavoro - chiederci se, come dirigenti o comunque come volontari e volontarie di questa associazione, siamo davvero in grado di includere, di far sentire a proprio agio ogni forma di alterità in modo tale che ogni singola persona si senta partecipe della vita associativa e sia in grado di dare il proprio contributo. Esplicitare l’assenza di pregiudizi nei confronti dell’alterità è il primo passo verso una maggiore inclusione che facilita allo stesso tempo il confronto. È quindi evidente la necessità di trattare più frequentemente le politiche dell’inclusione, della differenza, delle minoranze. AVIS, in quanto associazione che “promuove l’informazione, l’educazione sanitaria dei cittadini e le attività culturali di interesse sociale con finalità educative”, potrebbe sentire quindi l’esigenza di creare un coordinamento sulle politiche della differenza, anche attraverso l’introduzione di figure all’interno dei consigli direttivi con deleghe specifiche».