Covid-19 e donazioni di sangue e plasma, come comportarsi se si risiede nelle regioni rosse e arancioni

donatori possono continuare a donare sangue e plasma per garantire l'autosufficienza nazionale e, di conseguenza, sono liberi di uscire di casa per recarsi nei centri trasfusionali pubblici e associativi.

 

Il nuovo DPCM, in vigore da venerdì 6 novembre fino a giovedì 3 dicembre, introduce limitazioni alla circolazione delle persone soprattutto nelle regioni che rientrano nelle cosiddette "zone rosse" (Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Calabria, Campania, Toscana e Abruzzo, quest'ultima entrata in "auto lockdown" dal 18 novembre dopo l'ordinanza firmata dal presidente della Regione, Marco Marsilio), dove l'uscita di casa dovrà essere motivata, e nelle "zone arancioni" (Liguria, Basilicata, Umbria, Puglia e Sicilia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche), dove la libera circolazione è consentita solo all'interno del proprio Comune.

 

Misure stringenti disposte dal Governo allo scopo di frenare la nuova ondata di contagi da Covid-19. Provvedimenti che tuttavia, alla base di quanto già indicato dal Ministero della Salute nei mesi scorsi, non coinvolgono i donatori, che in ogni caso dovranno compilare e, nel caso di controllo da parte delle forze di polizia, esibire il modello dell'autocertificazione.

 

Attraverso una circolare del 9 novembre, il Ministero della Salute ha ribadito che la donazione di sangue rientra tra le "situazioni di necessità" per le quali è consentito spostarsi.

 

Come già indicato nei mesi scorsi da AVIS Nazionale e più volte sottolineato anche dal Centro nazionale sangue, per garantire la sicurezza dei donatori e dello stesso personale sanitario, è importante prenotare la donazione, effettuare il triage telefonico e rispettare le regole per il distanziamento sociale.

Ulteriori informazioni sui criteri di esclusione e riammissione alla donazione sono disponibili alla pagina della nostra campagna #Escosoloperdonare