Donare il sangue durante lo smart working, come regolarsi con i permessi da chiedere al datore di lavoro

«Sono in smart working, come devo fare per donare il sangue? Come devo regolarmi con il mio datore di lavoro? Ho diritto al riposo?». Sono solo alcune delle domande che, sempre più persone, ci stanno rivolgendo in questo periodo. Questa condizione professionale, già attuata nel corso della pandemia dello scorso marzo, in alcuni casi è rimasta invariata fino a oggi, in altri è stata nuovamente introdotta alla luce della nuova ondata di contagi da Covid-19.

 

Ebbene, per coloro che, per dirlo in italiano, lavorano da casa, non vi sono indicazioni particolari, di conseguenza vale il cosiddetto “diritto al riposo” (art. 3 D.M. 8/4/1968), in base al quale “i dipendenti che donano gratuitamente il proprio sangue hanno diritto di astenersi dal lavoro per l’intera giornata in cui effettuano la donazione, conservando la normale retribuzione per l'intera giornata lavorativa. La giornata di riposo viene computata in 24 ore a partire dal momento in cui il lavoratore si è assentato per l’operazione di prelievo del sangue o, mancando tale riferimento, dall’ora in cui risulta effettuato il prelievo in base alle risultanze del certificato medico”.

 

Tutto questo comporta degli obblighi da parte del lavoratore e del datore di lavoro. Il primo è tenuto a presentare, in base all’art. 6 D.M. 8/4/1968, il certificato del medico che ha effettuato il prelievo nel quale con indicati i dati anagrafici del lavoratore e il suo documento d'identificazione, la quantità del prelievo, il giorno e l’ora del prelievo con gli estremi dell’autorizzazione del ministero della Salute e la dichiarazione attestante la gratuità della donazione, la fruizione del riposo, la riscossione dell'indennità e l’ammontare percepito. Il secondo dovrà conservare i certificati medici e le dichiarazioni del lavoratore per 10 anni negli atti dell’azienda.

 

Se invece un donatore si trova in regime di cassa integrazione, ordinaria o straordinaria, il trattamento economico è a carico dell’INPS, secondo le normative CIG.