“Gli italiani e il Covid-19”, la ricerca condotta da Fondazione Italia in Salute

Il report scatta la fotografia del Paese dopo oltre un anno di lotta alla pandemia. Dalle visite cancellate o rimandate, al timore di accedere in ospedale, passando per l’impatto sui minori, ecco qual è la situazione attuale

Problemi a utilizzare servizi e prestazioni sanitarie. Rinunce a interventi e ricoveri. Timori ad accedere negli ospedali o a prendere i mezzi pubblici. Sono solo alcuni degli elementi che emergono da “Gli italiani e il Covid-19. Impatto socio-sanitario, comportamenti e atteggiamenti della popolazione Italiana”, la ricerca (consultabile a questo link) promossa dalla Fondazione Italia in Salute e realizzata da Sociometrica, con l’obiettivo di fotografare le conseguenze che la pandemia ha generato sull’intero territorio nazionale. 

 

L’indagine ha evidenziato il cambio delle abitudini che molte persone hanno attuato a prescindere dalle disposizioni di legge. Il 63,3%, ad esempio, predilige altri metodi di spostamento rispetto a bus e metro, mentre oltre la metà ha smesso di frequentare luoghi pubblici come ristoranti, bar e negozi. Ma questo vale anche per le relazioni sociali, visto che secondo il report 7 italiani su 10 hanno deciso di non vedere più amici e conoscenti dentro casa. Il pericolo del contagio ha poi determinato effetti anche sull’utilizzo dei servizi sanitari, perché il 63,9% della popolazione preferisce evitare di frequentare ospedali e ambienti della sanità. Solo il 13,8% non ha timore a entrare in strutture mediche: la paura maggiore si riscontra tra la popolazione più giovane.

 

Crescita dello stress, riduzione o cessazione addirittura dell’attività fisica e malesseri psicologici generali, sono poi alcune delle ulteriori conseguenze del periodo prolungato di isolamento. Un periodo che sta generando ripercussioni non da poco anche sui minori, un tema a cui la ricerca ha dedicato un focus ben preciso. Quasi il 60% delle coppie intervistate, infatti, ritiene che la pandemia abbia avuto un impatto psicologico sui figli minorenni. Per un genitore su 4, i minori sono stati “colpiti molto pesantemente”, soprattutto nel caso di famiglie poco istruite. La ricerca rivela, al proposito, una “legge di proporzionalità” tra livello di istruzione dei genitori e impatto sui figli: più basso è il titolo di studio dei genitori e più grave è l’effetto della pandemia sui minori.

 

Discorso tutto particolare per i vaccini. Gli italiani mostrano un atteggiamento molto differenziato: il 7,5% non intende farlo, il 9,9% attende di capire di più, mentre il 7,6% vorrebbe poter scegliere quale somministrazione ricevere. Un Italiano su quattro, però, “non vede l’ora” di fare il vaccino e il 40,5% attende tranquillamente il proprio turno. Le persone che hanno patologie di vario tipo vogliono tutte essere vaccinate e anche dal punto di vista sociale ci sono significative differenziazioni, perché sono le persone più istruite a essere più favorevoli ai vaccini.

 

Come ha spiegato il presidente di Fondazione Italia in Salute, Federico Gelli, «abbiamo cercato di andare oltre i dati già sconvolgenti del numero dei decessi, dei ricoveri e dei contagi, per fare un’analisi a tutto campo di quello che il virus sta provocando nella società. Ci siamo chiesti quale impatto abbia sui malati non-Covid, quali conseguenze ci siano sugli stili di vita che si possano trasformare in comportamenti dannosi e portare anche a nuove patologie. Siamo convinti che dalla ricerca e dalle consapevolezze che ne derivano possa arrivare un contributo importante per il conseguimento dell’obiettivo comune: uscire dalla pandemia al meglio e al più presto».

 

«Un’Italia in grande sofferenza – questo è ciò che emerge dal report secondo Antonio Preiti, direttore di Sociometrica e curatore dell’indagine – e non solo sul piano economico e sociale, ma anche su quello molecolare, delle singole persone, che non salva nessuno e nessun aspetto della vita come eravamo abituati a viverla. Avere cognizione dell’ampiezza e della profondità del “male oscuro” innescato dal Covid è fondamentale, se vogliamo uscirne senza traumi sociali permanenti».