«Grazie ad AVIS e all’Italia sono viva e posso curarmi»

Olena è una paziente affetta da ipertensione polmonare. È scappata dalla guerra in Ucraina ed è giunta nel nostro Paese insieme al marito Dmytro grazie al corridoio umanitario che la nostra associazione ha avviato nell’ambito della raccolta fondi “Donatori per la pace”

Una nuova speranza. Una nuova vita. Ecco cosa è stato donato a Olena, 37enne affetta da cardiopatia congenita e ipertensione polmonare. Olena è ucraina ed è arrivata in Italia insieme al marito Dmytro grazie al corridoio umanitario che AVIS Nazionale ha avviato nell’ambito della raccolta fondi “Donatori per la pace”.

La coppia è stata accolta a Pavone del Mella (BS) grazie alla preziosa e insostituibile generosità della sindaca Mariateresa Vivaldini, di tutta l'amministrazione comunale e attraverso la collaborazione della nostra Avis locale presieduta da Francesco Piovani.

Il percorso per arrivare fino a qui non è stato facile: l’invasione russa, il dolore provocato dal conflitto, la difficoltà di reperire i farmaci salvavita. Ecco cosa porta la guerra, ecco cosa genera la follia umana.

 

Olena, ripercorriamo le tappe del viaggio che ti ha portato qui.

«Sono affetta da una forma rara, la cardiopatia congenita con ipertensione polmonare. Ho bisogno di cure speciali che dovranno accompagnarmi per tutta la vita e che, fino al momento dell’invasione russa, mi venivano garantite all’ospedale di Kiev.

 

E poi cosa è successo?

«Mentre ero in ospedale mi ha telefonato mio marito per avvisarmi che la guerra era scoppiata: ho preso il taxi e sono subito scappata, non potendo quindi completare il ciclo di cure. Fin dall’inizio non mi sentivo bene e non riuscivamo a trovare un posto dove poter continuare la terapia: ma soprattutto dovevamo prendere una decisione su cosa fare e come vivere.

 

Come è maturata l’idea di partite?

«Oksana Kulish è la responsabile di “Sister Dalila” (l’associazione di beneficenza ucraina con cui AVIS collabora per il corridoio umanitario, ndr): la conosco da tempo e mi ha sempre aiutato quando ho avuto difficoltà nel reperire i medicinali anche in tempo di pace. È stata lei a suggerirmi di partire per l’Europa dove avrei avuto maggiori possibilità di assistenza, anche perché se non fossi stata curata in tempo avrei potuto rischiare la vita. 

 

Perché avete pensato all’Italia?

«Grazie ad AVIS abbiamo capito che nel vostro Paese c’era qualcuno disposto a fare qualcosa di concreto per aiutarci. Oltre al supporto logistico per arrivare fino a qui, io ho potuto contare fin da subito su un ospedale dove potermi curare: il sistema sanitario italiano è organizzato in maniera completamente diversa rispetto al nostro e il personale, dai medici agli infermieri, è sempre preparato e accogliente, soprattutto nei confronti di persone come me e mio marito che scappavamo da una tragedia come la guerra.

 

Hai parlato di accoglienza: che ambiente hai trovato una volta arrivata qui?

«Siamo stati circondati da tanto affetto e da tanta umanità. Il presidente dell’Avis Comunale Pavone Mella-Cigole, Francesco Piovani, ci ha accolto come se ci conoscessimo da sempre. Ci ha presentato la sua famiglia e i suoi amici ed è stato fondamentale per favorire il nostro inserimento nel territorio. A nostra volta stiamo facendo volontariato e vogliamo aiutare i bambini che scappano dall’Ucraina a integrarsi qui in Italia. Grazie ad AVIS e a tutti voi ora siamo sereni e consapevoli di poter finalmente vivere in pace.

 

Ad accompagnare Olena è stato suo marito Dmytro, 39 anni. È stato lui ad avvisare la moglie di quello che stava succedendo lo scorso febbraio e che quindi non era più possibile aspettare. Lui che, inizialmente, si era unito all’esercito ucraino: «La difesa della nostra città era necessaria – racconta – noi viviamo alla periferia di Kiev e quando è iniziata l’invasione siamo stati tutti coinvolti nelle operazioni di contenimento. Poi, di fronte alla malattia di mia moglie e, soprattutto, all’impossibilità di reperire i medicinali necessarie, ho lasciato l’esercito perché la priorità è la vita e la salute di Olena. Per fortuna i miei superiori mi sono venuti incontro, capendo la gravità della situazione».

Fino all’ultimo, però, il pensiero di Dmytro è stato comunque anche quello di offrire supporto umanitario a chi era rimasto al fronte: «Una volta giunti in Polonia sono potuto tornare indietro e portare aiuti ai ragazzi che stavano combattendo. Poi ho proseguito il viaggio con Olena perché la cosa più importante della mia vita è lei».

 

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Chiunque può dare il proprio contributo effettuando un bonifico bancario sul conto corrente: 
IBAN IT 49N 02008 01601 000100736058 
intestato ad AVIS Nazionale, con la causale “Donatori per la pace”.