Il sangue aiuta a diagnosticare l’Alzheimer: il nuovo studio

È il risultato di una ricerca anche italiana che si basa su un anticorpo speciale per individuare la malattia nel modo più affidabile possibile

Si chiama Tau. È la proteina che contribuisce al funzionamento dei neuroni del cervello. Quando non funziona in modo corretto genera depositi proteici che, come conseguenza, hanno la morte delle cellule nervose: nei fatti l’inizio del morbo di Alzheimer. Sono diversi, ad oggi, gli studi condotti per individuare precocemente questa malattia e molti di questi hanno come “alleato” speciale dei ricercatori proprio il sangue. Attraverso dei semplici prelievi ematici, infatti, è possibile scoprire anomalie della Tau in circolazione: tuttavia, vi sono alcune difficoltà nel rilevare i marcatori specifici del cervello, vale a dire non influenzati dalle proteine Tau prodotte da cellule non cerebrali.

 

Di recente attraverso uno studio incrociato condotto tra le università di BresciaPittsburgh e Göteborg, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Brain, è stata sviluppata una tecnica per rilevare la cosiddetta BD-Tau, la “Tau derivata dal cervello”: si tratta di un anticorpo speciale che si lega alla proteina stessa e che la rende facilmente individuabile nel sangue. Il test è stato effettuato su oltre 600 campioni di pazienti in cui la diagnosi era stata confermata dopo il decesso o in cui la malattia era allo stadio iniziale. I ricercatori hanno applicato questo anticorpo per realizzare un test ultrasensibile basato sul sangue per la tau di derivazione cerebrale e lo hanno convalidato in cinque coorti indipendenti di pazienti. Nei campioni accoppiati la tau cerebrale derivata dal sangue ha mostrato prestazioni diagnostiche equivalenti a quelle della tau totale e della tau cerebrale derivata dal liquor (noto anche come “liquido cerebrospinale”, ossia il fluido che si trova nel sistema nervoso centrale) per separare i partecipanti alla malattia di Alzheimer positivi al biomarcatore dai controlli negativi al biomarcatore. Inoltre, la tau plasmatica derivata dal cervello ha distinto accuratamente la patologia confermata dall’autopsia da altre malattie neurodegenerative

 

Questi risultati sono poi stati ulteriormente verificati in due coorti di cliniche della memoria, dove la tau sierica derivata dal cervello ha differenziato la malattia di Alzheimer da una serie di altri disturbi neurodegenerativi, tra cui la degenerazione lobare frontotemporale e i disturbi parkinsoniani atipici. In particolare, la tau plasmatica di derivazione cerebrale è risultata correlata al neurofilamento luminoso solo nella malattia di Alzheimer, ma non nelle altre malattie neurodegenerative. In tutte le coorti, la tau derivata dal plasma/siero cerebrale è stata associata ai biomarcatori di ATN (amiloide, tau e neurodegenerazione) nel liquor e nel plasma e alla funzione cognitiva.

 

La tau derivata dal cervello è un nuovo biomarcatore ematico che supera la tau totale plasmatica e, a differenza dei neurofilamenti leggeri, mostra specificità per la neurodegenerazione di tipo Alzheimer. Pertanto, dimostra di avere il potenziale per completare lo schema ATN nel sangue e sarà utile per valutare i processi neurodegenerativi dipendenti dalla malattia di Alzheimer a fini clinici e di ricerca.