«Il sangue dei vaccinati è sicuro. A Bologna il triste epilogo di disinformazione e pregiudizio»

AVIS è intervenuta sul caso dei due genitori che hanno impedito l’intervento chirurgico del figlio perché non vogliono il sangue delle persone vaccinate

«Le notizie giunte da Bologna nella giornata di ieri rappresentano il triste epilogo della disinformazione e del pregiudizio». Commenta così il Presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, la vicenda dei due genitori che avevano chiesto solo sangue da donatori non vaccinati per l’intervento al cuore del loro figlio ricoverato al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi del capoluogo emiliano.

Oggi il giudice del Tribunale di Bologna ha accolto il ricorso presentato dall’ospedale dove il piccolo di due anni è ricoverato perché "non ci sono problemi di sicurezza" e a tale proposito il Presidente nazionale di AVIS, attraverso un video diffuso sui canali social dell’Associazione, ha voluto ribadire che «non esistono evidenze scientifiche secondo cui il sangue dei donatori vaccinati contro il Covid non sia sicuro e affidabile. Il vaccino – spiega – è uno strumento importante per la salvaguardia della nostra popolazione. Tutti ci siamo mossi nel rispetto del prossimo con l’obiettivo di sconfiggere questa pandemia».

Briola è tornato, inoltre, a parlare delle fake news che circolano in queste settimane con toni sempre più aspri e accesi.

In particolare sui social network sono state diffuse delle notizie totalmente false come quella del sangue dei vaccinati che si coagulerebbe, oppure quella secondo cui il calo delle donazioni di queste settimane sarebbe riconducibile proprio all’elevato numero di donatori immunizzati. «Nel primo caso – spiega il Presidente nazionale di AVIS - questa informazione è assolutamente infondata, mentre nel secondo caso la flessione è stata provocata in particolare dalla variante Omicron che ha costretto molti donatori, medici e infermieri a osservare dei periodi di isolamento».

 

Un altro tema su cui si sta concentrando l’attenzione di alcuni esponenti della comunità no vax riguarda l’accesso alle strutture di raccolta senza green pass. «La normativa – ricorda sempre Briola - non prevede l’obbligo di green pass per le prestazioni sanitarie non derogabili proprio come la donazione di sangue. Pertanto bisogna smentire con fermezza chi sostiene che tale decisione derivi dalla necessità di reperire sangue di donatori non vaccinati. A tale proposito, AVIS presto depositerà delle denunce alle autorità giudiziarie per i fatti finora illustrati che minano non solo la nostra reputazione, ma quella di tutto il sistema sanitario e della comunità scientifica italiana e internazionale».

Sul tema dell’assoluta sicurezza degli emocomponenti e per difendere donatrici e donatori dalle discriminazioni è intervenuto anche il presidente di Avis Regionale Emilia Romagna, Maurizio Pirazzoli: «Voglio esprimere una forte preoccupazione per quanto accaduto circa il rifiuto di due genitori di far trasfondere al figlio il sangue di donatori vaccinati. In questi due anni di pandemia i donatori tutti (vaccinati e non vaccinati, uomini e donne, nati in Italia o nuovi cittadini, giovani e più anziani) hanno dato il loro contributo, senza esitazione con altruismo e senso di responsabilità, affinché il sangue fosse sempre disponibile nei nostri ospedali. Nonostante il Covid la nostra regione ha curato malati cronici, oncologici, bambini prematuri, ustionati, talassemici, emofilici, trapiantati e molti altri pazienti in pericolo di vita attraverso il sangue e il plasma donati. Voglio ringraziare tutti loro e rassicurare, ancora una volta, sul fatto che il sangue donato è sicuro secondo tutte le evidenze scientificheCi aspettiamo, pertanto, gratitudine e rispetto da parte di tutti nei confronti di cittadini così straordinari come le donatrici e i donatori che sono, e devono restare, anonimi, volontari e non remunerati».