Impegno e sostegno alle comunità, il ruolo di AVIS nella Protezione Civile

Lo scorso weekend a Roma il primo evento nazionale del 2023 volto ad approfondire l’azione delle sedi inserite nella Colonna Mobile per gli interventi in fase post emergenziale. A partecipare anche il Capo del Dipartimento, Fabrizio Curcio

Il prossimo 24 febbraio segnerà il 31° anniversario dell’approvazione della legge che istituiva il Servizio Nazionale della Protezione Civile. Una struttura creata con l’obiettivo di dotare l’Italia di un organismo capace di mobilitare e coordinare risorse utili ad assistere la popolazione in caso di emergenze. Non a caso fu proprio un’emergenza, il terremoto che nel 1980 colpì l’Irpinia, a fare da spinta a un provvedimento di questa portata.

 

AVIS Nazionale, da anni, è accreditata presso il Dipartimento di Protezione Civile come Ente di coordinamento per gli interventi post emergenza che le sedi locali presenti sul territorio, se allertate, effettuano nella zona che ne richiede necessità. Un ruolo importante in virtù del quale è stato organizzato il primo evento nazionale del 2023. Sabato 14 e domenica 15 gennaio, infatti, il Bettoja Hotel Massimo d’Azeglio di Roma è stato il palcoscenico di “Azione volontaria e protezione civile – L’impegno di AVIS Nazionale” (qui sotto è possibile guardare la registrazione del convegno attraverso il nostro canale YouTube), l’incontro nato proprio con l’obiettivo di far conoscere e approfondire ulteriormente l’incarico e le responsabilità che la nostra associazione ricopre in questo ambito.

 

 

Promossa dal componente dell’Esecutivo Nazionale di AVIS e Referente dell’Area di Protezione Civile, Paolo Ghezzi, la due giorni, oltre a rappresentanti di altre realtà del volontariato impegnate in questo tipo di interventi, ha visto intervenire prima di tutti il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio. «Questo sistema dimostrerà di essere efficiente se, allo stesso tempo, sarà in grado di intercettare i bisogni futuri delle comunità – ha detto – La crescita della Protezione Civile passa da momenti di confronto e dibattito come questo a cui ci ha chiamati AVIS. La società di cui siamo parte è sempre più complessa ed è quindi necessario che ciascuno di noi sia capace di adattarsi a questa complessità».

 

E proprio in tale complessità per Curcio è centrale il ruolo del volontariato: «Insieme agli enti che con noi agiscono in fase pre e post emergenza ci siamo dati regole condivise. Non siamo solo contenti di avere AVIS e altre associazioni di Terzo Settore al nostro fianco, ma siamo pronti a fornire il massimo supporto a ciascuno di voi nel percorso di formazione. Il nostro – ha poi concluso – è un sistema che, da sempre, è pronto ad accogliere nuovi stimoli e nuove realtà del volontariato che abbiano voglia di fornire il proprio prezioso contributo per il benessere della collettività».

 

Dopo l’intervento del Capo Dipartimento, Paolo Ghezzi ha spiegato il significato di organizzare un convegno di questo tipo: «Essere parte di un sistema come quello della Protezione Civile implica la consapevolezza di potersi trovare sempre di fronte a una variabile inaspettata e imprevista. Quando questa si manifesta è necessario dimostrarsi capaci di adattarsi ad essa e, soprattutto, di saperla gestire. Ecco perché siamo qui oggi, per capire meglio il ruolo di AVIS e come ciascuno di noi possa dare il proprio contributo alle attività di intervento». Anche facendo un po’ eco alle parole di Curcio, Ghezzi ha sottolineato come sia importante «condividere le competenze di ciascuno per poter crescere insieme. È questo il significato vero di “sistema”, un significato che non agendo così si perderebbe».

 

La mattinata di sabato è poi proseguita con la tavola rotonda coordinata da Alessandro BeniniResponsabile nazionale protezione civile ANPAS (Associazione nazionale pubbliche assistenze). Introducendo gli interventi dei relatori, Benini ha sottolineato come la protezione civile sia «un sistema fatto di componenti differenti, ma ciascuna valorizzata al massimo. Una di queste è proprio il volontariato. Includere tutti è la nostra parola d’ordine perché ci crediamo: mi piacerebbe che il nostro ruolo fosse più conosciuto, che le persone sapessero meglio chi sono i volontari e quanto è prezioso il loro ruolo». Non un ente o un corpo a sé, insomma: «Il volontariato è la base fondante di tutto questo, non è un modo per risparmiare o avere manodopera a basso costoil Terzo Settore – sottolinea – in virtù del radicamento sul territorio è in grado di intercettare al meglio i bisogni della collettività, un valore importante che ne testimonia la capacità di fare sistema e coordinare gli interventi in modo strategico. Fare volontariato in protezione civile – conclude – significa avere il desiderio di costruire un Paese migliore e più sicuro, facendo anche prevenzione dei rischi. Ecco perché chi guida un’associazione deve essere il primo a credere fortemente in determinati valori».

 

Il ruolo strategico della formazione per avere un servizio di protezione civile pronto e preparato è stato approfondito da Federico Morelli, responsabile formazione Nazionale di ANPAS: «La formazione tecnica è fondamentale, così come la preparazione al ruolo che ciascun volontario andrà a ricoprire. Ognuno deve sapere esattamente cosa farà e quale incarico ricoprirà nel corso di un’emergenza. Conoscere il ruolo consente di agire in modo strategico in caso di necessità e anche saper prevedere il rischio, prevenirlo e prepararsi al rischio stesso».

 

Ma come si fa ad accrescere la consapevolezza degli operatori rispetto all’appartenenza al sistema di protezione civile? Secondo Fabio Carturan, di Croce Rossa, «alla base c’è la concezione stessa dell’essere cittadino. Gli oltre un milione e 300mila volontari di AVIS sono la dimostrazione che, in caso di necessità, possono fornire una risposta immediata in virtù della consapevolezza che li rende donatori. Informare la cittadinanza è fondamentale per veicolare il messaggio di cosa si deve o non si deve fare per prevenire e gestire i rischi: occorre diffondere sempre più la cultura della sicurezza del volontariato».

 

Essere parte della Protezione Civile non vuol dire però solo salire su un mezzo e operare in un territorio in mezzo a fango o altre difficoltà. Quando parliamo di consapevolezza, parliamo anche di conoscenza e tutela dell’aspetto psicologico di chi agisce operativamente come volontario, un tema su cui ha avuto modo di intervenire Simona Ius, psicologa formatrice ANPAS: «Il volontario deve essere in grado di gestire al meglio l’intervento in emergenza ed è compito degli enti fornire supporto psicologico. Ognuno di noi – ha sottolineato – reagisce in maniera diversa alle catastrofi, alle calamità e ai traumi ed è importante preparare il volontario alla gestione dello stress, dell’ansia e alla capacità di essere creativo, trovando soluzioni funzionali alle diverse situazioni che si presentano. Da un lato deve saper procedere in modo lineare, sulla base di quanto gli è stato insegnato in fase di formazione ed esercitazione, ma dall’altro deve anche sapersi adeguare agli eventi inaspettati».

 

La giornata di sabato è poi proseguita con l’intervento di Pier Luigi Barigazzi, referente AVIS alla Commissione Nazionale di Volontariato di Protezione Civile, che ha illustrato il sistema e le specificità della colonna mobile in cui è inserita la nostra associazione, mentre domenica, dopo la restituzione dei lavori di gruppo realizzati al termine della tavola rotonda, c’è stato spazio per gli approfondimenti di Stefano Vallari, Funzionario dell’Ufficio I – Volontariato e risorse del Servizio Nazionale – che ha spiegato quali sono le procedure seguite dal Dipartimento Nazionale in fase di attivazione di un intervento.