«Le mie trasfusioni sono state ridotte. Ai giovani dico: andate a donare»

Pina Sergi vive a Locri, nella provincia di Reggio Calabria. È talassemica e riceve sacche da quando aveva poco più di due anni: «Il nostro territorio deve fare i conti con quantità ridotte di emocomponenti e questo si ripercuote su noi pazienti»

Accontentarsi. È una parola che può sembrare strano pronunciare, in particolare quando si parla di pazienti che hanno necessità di terapie salvavita. Eppure, è la condizione con cui, come racconta Pina, lei e tante persone come lei devono fare i conti. Residente a Locri, in provincia di Reggio Calabria, da quando aveva due anni e mezzo convive con la talassemia, la malattia che richiede costanti trasfusioni per mantenere l’emoglobina a livelli normali. La sua storia inizia proprio da qui.

 

Pina SergiPina Sergi

«Tra gli anni ’70 e ’80 le problematiche erano certamente diverse – spiega – ma anche oggi ci troviamo ad affrontare difficoltà non da poco. Spesso il sangue nella nostra zona non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di noi talassemici e questo si ripercuote sulla nostra salute e sulla qualità della vita». Pina dovrebbe ricevere due sacche ogni 22 giorni, mentre ormai si è dovuta “accontentare” come dice lei stessa di una sacca ogni 14 giorni: «Non sono mai in forma come dovrei e ricevere così tante trasfusioni ravvicinate, a lungo andare, diventa pericoloso anche per le quantità di ferro accumulate e che richiedono farmaci specifici per essere smaltite». Lei, che è anche presidente dell’Associazione talassemici di Locri, ha più volte provato a chiedere incontri con i referenti del centro trasfusionale locale, di quello di Reggio Calabria e del Centro regionale sangue. Ma senza successo: «Dobbiamo fare i conti con le unità di globuli rossi che vengono inviate per la stragrande maggioranza al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio, per consentire gli interventi di emergenza. Questo genera carenze costanti nella struttura di Locri dove vengo seguita».

 

In sostanza, per essere sicuri che le quantità di sangue siano disponibili, i pazienti talassemici della Locride dovrebbero rivolgersi direttamente all’ospedale di Reggio Calabria: «Tanti non riescono – confessa Pina – per molteplici cause, non ultima quella economica e logistica. Può sembrare una sciocchezza, ma percorrere oltre 200 chilometri ogni due settimane, per tante famiglie rappresenta un costo non sostenibile. Senza contare, poi, che non tutti sono autosufficienti e magari hanno bisogno di qualcuno che li accompagni». Su come intervenire non ha dubbi: «Continuare a sensibilizzare è fondamentale, in particolare i giovani. Con la nostra associazione organizziamo sempre incontri nelle scuole, perché è tra le generazioni di domani che occorre promuovere l’importanza di questo gesto. Tuttavia, chi mi sta intorno vede questa difficoltà nel territorio e c’è il rischio che le costanti carenze generino dubbi sui donatori e che possano allontanarsi. Ecco, questa prospettiva va evitata assolutamente. Io e tanti come me viviamo grazie ai donatori e non finiremo mai di ringraziarli».

 

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