Piastrinopenia: cos’è e da cosa dipende questa malattia del sangue

È una patologia che consiste nel calo drastico delle piastrine, responsabili del processo di coagulazione. Viene distinta in forme primarie e secondarie: capiamo insieme le differenze

È nota anche come trombocitopenia. È una condizione che si verifica a seguito del calo drastico delle piastrine (o trombociti, appunto), responsabili del processo di coagulazione. La piastrinopenia può dipendere da diversi fattori, motivo per il quale viene distinta in forme primarie e secondarie: da studi recenti la natura sembrerebbe autoimmune in entrambe le tipologie, con la produzione di autoanticorpi antipiastrine. Tuttavia, le cause non sono ancora note. Per quanto riguarda le forme secondarie, invece, possono manifestarsi a seguito di altre condizioni autoimmuni come il lupus o patologie ematologiche come la leucemia linfatica cronica.

 

Si parla di piastrine basse quando il valore è al di fuori di quello normale, generalmente compreso tra le 140mila e le 440mila unità per microlitro di sangue. La diagnosi viene fatta per esclusione, visto che sotto il profilo clinico non vi sono sintomi particolari: per questo è fondamentale l’analisi al microscopio di un campione di sangue. Le manifestazioni più frequenti sono emorragiche, con la comparsa di petecchiesulla cute in particolare sugli arti inferiori: se le piastrine non superano le 5000-10000 unità per microlitro di sangue si può assistere a perdite ematiche da naso, gengive, tratto gastrointestinale o genitourinario.

 

La piastrinopenia (ITP) può avere diverse classificazioni:

 

  • di nuova diagnosi: quando potrebbe essere temporanea e risolversi spontaneamente in un tempo più o meno breve, ma comunque entro il primo anno;
  • persistente: quando non regredisce nell’arco di 3-12 mesi dalla diagnosi. In questo gruppo rientrano anche i casi in cui si perde la risposta alla terapia con la ricomparsa dei sintomi;
  • cronica: quando è presente per più di 12 mesi la regressione spontanea è difficile. In tal caso, in virtù di un possibile rischio emorragico, vengono valutate altre procedure terapeutiche.

 

Anche se raramente, questa patologia può presentarsi anche durante la gravidanza, ma non va confusa con la piastrinopenia gestazionale che è una forma benigna.

 

Pur avendo un tasso di mortalità molto basso, la trombocitopenia può influire negativamente sulla qualità della vita dei pazienti. A livello terapeutico la prima strada da intraprendere è quella che porta al mantenimento delle piastrine a livelli non pericolosi così da ridurre il rischio emorragico. Per fare questo i pazienti vengono sottoposti a trattamento steroideo associato a immunoglobuline policlonali: nei soggetti che non rispondono a questo iter, si procede con la rimozione della milza che, ad oggi, si conferma l’opzione migliore in termini di risposta e guarigione dei pazienti (circa i due terzi).

 

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