Plasmaderivati, in Afghanistan 300 bimbi emofilici sono senza terapia

La situazione in cui versa il Paese ha bloccato il progetto di cooperazione attivo con l’Italia. Le unità di fattore VIII e IX in eccedenza sarebbero dovute partire lo scorso giugno

La crisi in Afghanistan rischia seriamente di provocare ripercussioni drammatiche anche sulla salute dei cittadini. In particolare, dei più piccoli. La situazione in cui versa il Paese ha infatti comportato il blocco del programma di cooperazione attivo con l’Italia e che, dal 2013, prevede l’invio delle unità in eccedenza di fattore VIII e IX della coagulazione

 

La spedizione di questi farmaci plasmaderivati salvavita era prevista per lo scorso giugno: destinatari, i 300 bambini emofilici ricoverati nell’ospedale Indira Gandhi di Kabul e in una nuova struttura di recente allestimento a Herat. Il carico, tuttavia, non è mai partito. Gli invii in questione riguardano medicinali prodotti grazie alle donazioni di plasma dei donatori italiani ed eccedenti il fabbisogno nazionale e rientrano nel programma per l’esportazione di medicinali plasmaderivati a fini umanitari. Un programma attivo dal 2013 grazie all’impegno messo in campo da Ministero della Salute, Centro Nazionale Sangue, Regioni e Province Autonome e associazioni di donatori e pazienti. Più volte, nel corso degli anni, l’Italia ha fatto la sua parte per assicurare all’Afghanistan infrastrutture destinate al trattamento dell’emofilia e di altre patologie emorragiche congenite, in primis l’apertura del centro diagnostico nell’ospedale Esteqal di Kabul.

 

Da qualche anno, la dottoressa Patrizia Collavo De Mas, farmacista, rappresenta il trait d’union tra il nostro Paese e la capitale afghana dove, grazie al suo impegno e alla collaborazione con il dottor Arif Oryakhail, coordinatore e responsabile sanitario della Cooperazione italiana allo Sviluppo in Afghanistan, ogni anno vengono consegnate unità di fattore VIII e IX plasmatici per curare i pazienti emofilici. Unità donate dalle regioni italiane. Un percorso lungo e caratterizzato da non poche difficoltà che, proprio un anno fa, la dottoressa ha voluto raccontare in una testimonianza diretta su quanto, il gesto etico, volontario e non remunerato, rappresenti l’unica speranza di vita per migliaia di persone. Bambini compresi. Una testimonianza che, in occasione della scorsa Giornata mondiale del donatore, si è concretizzata in una lettera di ringraziamento che proprio i piccoli pazienti emofilici avevano voluto inviare ai donatori italiani

 

Quello con l’Afghanistan è solo uno dei programmi di cooperazione che vedono l’Italia inviare farmaci salvavita in eccedenza: nel corso degli anni lo stesso era avvenuto con El SalvadorAlbaniaPalestina Armenia. Come ha spiegato il direttore del Centro nazionale sangue, Vincenzo De Angelis, «l’impegno nei programmi di cooperazione internazionale a fini umanitari è, tra le tante attività in cui è impegnato il CNS, una di quelle che mi rende più orgoglioso. Il nostro auspicio è che a breve si possano ricreare le condizioni che permettano un invio sicuro di plasmaderivati, perché da essi potrebbero dipendere la salute e anche la vita di centinaia di pazienti».