«Siamo salvi grazie ad AVIS. Un’emozione che non riesco a spiegare»

Svitlana è scappata dalla guerra in Ucraina arrivando a Cernusco sul Naviglio insieme al marito Oleksander e ai loro figli. Un vero e proprio lunghissimo viaggio verso la vita

«Sono una paziente cronica: per me restare in Ucraina avrebbe significato mettere a repentaglio la mia vita non solo per la guerra, ma anche per la mancanza dei medicinali di cui ho bisogno». Svitlana ha gli occhi lucidi e davanti a sé ha ancora le immagini della sua casa, del suo Paese devastato da una follia inspiegabile che, anche ora che è in salvo qui in Italia, le genera inevitabilmente dolore. È arrivata nei giorni scorsi a Cernusco sul Naviglio insieme al marito Oleksander e ai loro due figli grazie al corridoio umanitario attivato da AVIS Nazionale insieme al Comune di Cernusco, alla sede locale dell’Avis“Sister Dalila”, una fondazione ucraina nata per sostenere e proteggere adulti e bambini affetti da ipertensione polmonare. È questa la malattia di cui soffre Svitlana e per la quale adesso potrà ricevere la terapia necessaria. Ma il percorso per mettersi in salvo non è stato semplice…

 

Puoi descriverci il viaggio in auto che avete fatto dall’Ucraina all’Italia?

«Non è stato semplice. Abbiamo trovato molte code di macchine in uscita dal Paese per raggiungere la Polonia. Siamo partiti dalla nostra città alle 8 di mattina e siamo riusciti a superare il confine polacco solo dopo le 23. La cosa che più portiamo nel cuore è la bontà e la totale disponibilità delle persone che abbiamo incontrato strada facendo: dai volontari in Polonia che ci distribuivano cibo e acqua, fino ad AVIS grazie alla quale abbiamo potuto alloggiare in un albergo una volta giunti in Repubblica Ceca prima di riprendere il viaggio verso l’Austria. Qui ancora una volta è stata la vostra associazione a venirci in aiuto: appena arrivati non avevamo potuto fare nemmeno colazione perché il prezzo era troppo elevato per noi. Una volta in albergo, ci è stata consegnata una lettera nella quale, in ucraino, ci veniva spiegato che potevamo mangiare nella struttura perché ci avrebbe pensato AVIS».

 

Siete arrivati in Italia tutti insieme, senza dovervi separare: come ci siete riusciti, visto che tuo marito si sarebbe dovuto arruolare?

«In Ucraina esiste una legge secondo cui se un padre ha almeno tre figli può lasciare il Paese con la famiglia, ma se ha l’età per andare al fronte e ha meno di tre figli deve rimanere. Nel nostro caso mio marito è potuto partire perché io, a causa della mia malattia, ho l’invalidità e non sarei stata in grado di affrontare il viaggio da sola. In più, i nostri bambini sono stati adottati sei anni fa, quindi avevamo tutti i documenti e i permessi necessari a farlo partire con noi».

 

Che cosa significa per voi essere in Italia?

«È difficile stare in un altro Paese, con una lingua e uno stile di vita diversi. Ci rendiamo conto che non è casa nostra, ma allo stesso tempo siamo consapevoli di non aver avuto scelta. Abbiamo aspettato fino all’ultimo a lasciare l’Ucraina, speravamo che la situazione tornasse alla normalità. Poi sentivamo i bombardamenti sempre più vicini e abbiamo capito che non saremmo potuti restare lì: in più io avevo bisogno di terapie costanti per la mia malattia e, quando si è in guerra, reperire medicinali non è proprio un’impresa da poco.Avrei messo a repentaglio la mia vita sia per la guerra che per la malattia».

 

Siete genitori di due figli adottivi, che futuro vedete per loro?

«Ci auguriamo che la guerra finisca il prima possibile. Siamo grati all’Italia, ad AVIS e a tutte le persone che ci hanno aiutato durante il viaggio e che ci stanno aiutando ancora adesso. Casa nostra, però, è l’Ucraina e ci piacerebbe poter tornare presto per riprendere la nostra vita e aiutare i nostri figli a costruire lì le loro opportunità».

 

Che cosa volete dire a tutte le persone che vi hanno aiutato finora e a chi lo farà un futuro?

«Possiamo soltanto dire grazie. Non siamo in grado di spiegare i nostri stati d’animo che sono un turbinio di emozioni. Non eravamo mai usciti dall’Ucraina, quindi era già stressante di per sé la prospettiva di intraprendere da soli, in auto, un viaggio così lungo: in più, facendolo attraversando tre Paesi diversi per scappare dalla guerra e metterci in salvo. AVIS e tutti i volontari che abbiamo incontrato sono un concentrato di bontà e generosità: auguro a ciascuno di incontrare nella propria vita persone di cuore come lo sono loro».