Trasfusioni di sangue infetto

Le persone che hanno contratto l’epatite o l’HIV in seguito a trasfusioni di sangue infetto, in strutture sia pubbliche che private, avranno più tempo per chiedere l'indennizzo al Ministero della Salute. È quanto ha stabilito la Suprema Corte, che ha allungato i tempi di prescrizione della richiesta di risarcimento danni. Secondo quanto comunicato dalla Cassazione, la prescrizione non decorre dal giorno dell’eseguita trasfusione, né da quello in cui sono stati rilevati i primi sintomi del contagio, “bensì dal giorno in cui il danneggiato abbia avuto consapevolezza della riconducibilità del suo stato morboso alla trasfusione subita”. Nel documento, firmato dal Primo presidente Vincenzo Carbone, si precisa inoltre che "non si configura il reato di epidemia colposa per la mancanza dell'elemento della volontaria diffusione di germi patogeni, ma quello di lesioni o omicidio colposi".