Vaccini e donazione di sangue, cosa succede nel mondo

Dalla paura di recarsi in ospedale all’impossibilità, in alcuni Paesi, di donare dopo la prima somministrazione. Capiamo cosa sta accadendo con la ripresa delle attività

Che la pandemia abbia generato ripercussioni sulle unità di sangue raccolte in Italia e in altri Paesi è noto. Tuttavia, se il nostro sistema trasfusionale, non senza difficoltà, è riuscito a contenere l’impatto del Covid e le cicliche carenze estive, guardando nei territori vicini e lontani lo scenario appare diverso.

 

Da studi recenti, pubblicati su riviste prestigiose, è emerso quanto il virus abbia provocato vere e proprie interruzioni su larga scala sia dell’offerta che della domanda di emocomponenti. I centri, con il passare dei mesi, sono riusciti a rafforzare le misure di sicurezza, tranquillizzando i volontari sull’impossibilità di contrarre il Covid per via trasfusionale, ma la paura ha avuto la meglio per un lungo lasso di tempo. Il rinvio degli interventi chirurgici ha permesso, in diverse parti d’Europa e del mondo, Italia compresa, di resistere nei mesi più duri della pandemia, ma già dalla metà di quest’anno, con la campagna vaccinale in pieno svolgimento e le terapie intensive “alleggerite” dai pazienti positivi, le richieste di sangue intero sono tornate ad aumentare.

 

È il caso della Corea del Sud, ad esempio, dove la carenza di emocomponenti sta continuando a registrarsi tanto da portare la Korean Medical Association (l’Associazione dei medici coreani) a promuovere una raccolta sangue straordinaria proprio tra gli specialisti sanitari così da riuscire a soddisfare le necessità degli ospedali del Paese. In Tailandia la scorsa settimana, come si legge dal Coronavirus Resource Center della Johns Hopkins University, è stato superato il milione di contagi con l’ospedale di Bangkok costretto a soprassedere su molte operazioni vista la carenza di emocomponenti. 

 

Al di là della paura dei contagi, il problema è generato anche dal fatto che, a differenza di quanto fortunatamente avviene in Italia, diversi Paesi vietano la donazione di sangue alle persone che hanno ricevuto il vaccino contro il Covid. In Russia, addirittura, per un mese intero e non viene accettato neanche il sangue di coloro che hanno ricevuto solo la prima dose. Secondo le linee guida degli Stati Uniti invece, dove le unità si sono ulteriormente ridimensionate durante la primavera dopo il crollo (in particolare del plasma) avvenuto nei mesi critici della pandemia, chi ha ricevuto vaccini autorizzati può donare tranquillamente, a differenza di altre tipologie di somministrazioni che richiedono uno stop di due settimane.

 

In Europa, tra il 9 e il 20 giugno 2020, è stato condotto uno studio dalle università di Amburgo, Rotterdam, Lisbona e dal centro di ricerca su Salute e Social Care Management della Bocconi di Milano. La ricerca ha permesso di identificare 1205 donatori di sangue (16,9%), con il 33,8% che ha donato durante i primi 4-5 mesi dalle prime manifestazioni del virus: è emerso che circa la metà aveva donato meno del normale, mentre la stragrande maggioranza di chi lo aveva fatto aveva compiuto uno sforzo speciale in risposta all’emergenza sanitaria.

 

In Italia AVIS Nazionale ha più volte rilanciato appelli volti a sensibilizzare la donazione prima di partire per le vacanze estive, periodo tradizionalmente critico in termini di scorte. I numeri del Centro nazionale sangue relativi al mese di luglio (quelli di agosto non sono ancora disponibili) confermano la flessione rispetto a un anno fa (-6,7%), pur registrando un leggero miglioramento rispetto a giugno. Inoltre, nei giorni scorsi, la nostra associazione ha ricordato l'obbligo vaccinale per il personale sanitario, compreso quello impegnato nelle unità di raccolta associative.

Ciò che comunque, mai come in questo caso, potremmo considerare il “fil rouge” di tutto, è la costante necessità di andare a donare per consentire ai pazienti cronici di ricevere le terapie salvavita di cui hanno bisogno e ai reparti ospedalieri di garantire le attività e l’assistenza quotidiana non solo in fase emergenziale.