Vincenzo e una storia iniziata 250 donazioni fa

Oggi 58enne, iniziò appena compiuti i 18 anni su consiglio del papà della sua fidanzata dell’epoca: «AVIS è portatrice sana di gioia. Ai giovani dico, fate come me»

Bisogna sempre ascoltare chi ne sa più di noi perché alla fine dai buoni consigli nascono buone soluzioni. Può essere descritta così la storia di Vincenzo Rudi, 58enne della provincia di Bergamo che nei giorni scorsi ha tagliato un traguardo eccezionale: quello delle 250 donazioni.

 

Vincenzo Rudi_2Vincenzo Rudi durante una donazione

Un percorso iniziato un po’ per caso quando aveva appena compiuto 18 anni: «Fu il mio suocero di allora, il papà della mia fidanzata dell’epoca, a spronarmi perché mi avvicinassi ad AVIS – ricorda – e la sensazione che provai fu subito straordinaria. Mi sentii realizzato e soddisfatto all’idea di compiere un gesto così prezioso per tante persone. Alla fine, giorno dopo giorno, ho capito che è questo lo spirito di qualsiasi donatore: più sangue si dona, più se ne vuole donare. È meraviglioso».

 

Una vera e propria “adozione”, l’accoglienza di una grande famiglia, questo ha vissuto Vincenzo che oggi è socio dell’Avis Comunale di Gorlago, il suo paese, di cui è anche membro del consiglio direttivo. Ha un figlio, anche lui donatore, e una compagna che ha una figlia della stessa età del suo e anche lei è iscritta ad AVIS: «Insomma, ce la metto tutta per far capire alle nuove generazioni che questa associazione è portatrice sana di gioia e di cittadinanza attiva – spiega – la cultura del dono la porto con me dall’inizio, infatti sono anche presidente della sezione AIDO (l’Associazione italiana per la donazione di organi, ndrdel mio paese». Ma i giovani che percezione hanno? C’è più o meno sensibilità su questo tema rispetto a quando ha iniziato? «Quando ero giovane io le occasioni di divertimento e socializzazione erano diverse. Vivevamo di rapporti interpersonali, mentre oggi gli smartphone e i social network, se da un lato accorciano le distanze e facilitano le occasioni di contatto, dall’altra fanno abituare a un’interazione lontana da quella che si crea avendo di fronte una persona. Mi auguro che nonostante tutto non venga mai perso il piacere di dialogare e di conoscere realmente chi abbiamo intorno».

 

Vincenzo Rudi_1

E il suo esempio può essere prezioso. Vincenzo, nei fatti, è un “ex giovane” che tra sangue intero e plasmaferesi ha raggiunto una quota di donazioni elevatissima: le nuove generazioni che partecipazione hanno verso la vita associativa? «In merito alla donazione qualcuno ha ancora paura dell’ago, ma questo succede quando si presenta singolarmente. Quando arrivano i gruppi è un po’ come se ciascuno facesse forza agli altri. Se poi c’è qualche evento, devo essere sincero, almeno nel nostro territorio la mobilitazione dei giovani è preziosa – conclude – sono proprio loro a suggerirci cosa e come fare per comunicare nel modo migliore lo spirito dell’associazione. Il prossimo mese, tanto per fare un esempio, abbiamo in programma la festa sociale insieme ad Aido e ci sono arrivate tantissime richieste di partecipazione per l’organizzazione di gazebo informativi o altre iniziative. La vita associativa è importante e lo capiscono anche loro».