Il volontariato continua a cambiare, insieme alle comunità in cui opera. Cambiano i bisogni, le modalità di partecipazione e anche il rapporto tra cittadini, organizzazioni e istituzioni. Ma c’è un elemento che, per il presidente di AVIS Nazionale, Oscar Bianchi, resta essenziale: la gratuità.
È da qui che parte la sua intervista a VDossier dedicata al ruolo che il volontariato potrà avere nei prossimi anni: «Più riusciamo a far passare il messaggio di autentica gratuità, più il volontariato si alimenta», sottolinea. Un principio che non significa assenza di gratificazione personale, ma consapevolezza della scelta compiuta: dedicare tempo ed energie agli altri senza aspettarsi un ritorno, economico o di altra natura. È proprio questa dimensione, secondo il presidente, a rendere il volontariato credibile e capace di generare partecipazione.

Un tema che riguarda da vicino anche il rapporto con i giovani. Per avvicinarli al volontariato, spiega Bianchi, «è importante offrire loro occasioni concrete di partecipazione e la possibilità di vedere gli effetti del proprio impegno. Non soltanto, quindi, invitandoli a “dare una mano”, ma mettendoli nelle condizioni di sentirsi parte attiva della comunità». La donazione di sangue rappresenta, in questo senso, un esempio particolarmente significativo. È un gesto volontario e gratuito che nasce dalla disponibilità a prendersi cura degli altri, ma il suo valore può essere rafforzato anche attraverso una maggiore consapevolezza del suo impatto. «È essenziale far capire ai donatori che ogni singola donazione è destinata a un malato specifico, non a una causa astratta», aggiunge.
L’anonimato previsto dalla normativa impedisce naturalmente di conoscere la persona che riceverà quella donazione, ma non impedisce di raccontare cosa rende possibile quel gesto: contribuire alla cura di chi ha bisogno di sangue o di emocomponenti. Rendere più visibile questo legame può aiutare a rafforzare la consapevolezza dei donatori e il significato della loro scelta.
Dalla gratuità si arriva così a una riflessione più ampia sul futuro del welfare. Per Bianchi, la crescente complessità dei bisogni sociali rende sempre più importante la collaborazione tra istituzioni e Terzo Settore. Un rapporto che non dovrebbe limitarsi all’erogazione di servizi, ma svilupparsi attraverso forme di confronto e progettazione condivisa, valorizzando la conoscenza dei territori e la capacità delle organizzazioni di intercettare i bisogni delle comunità.
In questa prospettiva, coprogrammazione e coprogettazione possono rappresentare strumenti importanti. Per il volontariato significa anche investire in competenze e capacità organizzative, mantenendo però al centro la propria specificità: la relazione con le persone e la scelta libera e gratuita di mettersi a disposizione degli altri.
È un percorso destinato a diventare sempre più rilevante nei prossimi anni. E, nella visione di Bianchi, «la gratuità resta il punto di partenza: il valore che permette al volontariato di conservare la propria identità e, allo stesso tempo, di continuare a dare un contributo concreto alla vita delle comunità e al welfare di domani».





