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«La vita? Grazie ai donatori è come se mi fosse stata data una seconda volta»

Walter Allievi, formatore e mental coach, racconta la sua storia dopo il terribile incidente stradale a cui, con le numerose trasfusioni ricevute, è riuscito a sopravvivere. E manda un messaggio ai giovani: «La forza di volontà ci insegna che grazie alle persone è possibile superare qualsiasi problema, anche il più grande. L’esistenza è un dono che non va sprecato»

 

“Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”. Non l’abbiamo detto noi, ma Charles Robert Darwin, il biologo britannico celebre per aver formulato la teoria dell’evoluzione delle specie vegetali e animali.

In termini di “cambiamenti”, anzi, per meglio dire, di “stravolgimenti”, Walter Allievi di quello che ha riguardato lui ne avrebbe fatto volentieri a meno. Formatore aziendale, comunicatore, mental coach, marito e papà, Walter è sopravvissuto all’età di 29 anni (oggi ne ha 20 di più) a un drammatico incidente stradale. Era in auto con tre suoi amici. Oggi a poter raccontare l’accaduto è solo lui. Ha portato la sua storia, la sua gratitudine e la sua profonda riconoscenza ad AVIS e ai donatori in generale, in occasione di “Motiv-Action”, il meeting organizzato a Catania dalla nostra Consulta Nazionale Giovani.

WalterWalter Allievi

Non a caso, il suo intervento è iniziato mostrando una slide con la scritta “Grazie”: «È quello che provo – spiega – il ringraziamento sentito di chi, senza le persone a cui si sta rivolgendo, non sarebbe potuto essere presente. È un grazie sentito e mostruosamente sincero». Ma facciamo un passo indietro.

Come detto, vent’anni fa Walter rimane coinvolto in un incidente stradale. Subisce fratture multiple alla gamba, affronta anni di terapie e riabilitazione per riportare la gamba alla sua lunghezza normale. Ma soprattutto, perde circa 2,5 litri di sangue: «Quello che mi è capitato mi ha fatto capire ancora una volta che il dare per scontato qualcosa è il male del nostro tempo. Dall’acqua che esce dal rubinetto al cibo che troviamo al supermercato quando andiamo a fare la spesa. Nulla ci è dovuto, nulla c’è per forza, e il sangue non fa eccezione. Parliamo di un qualcosa che non si genera da solo e che per essere garantito a chi ne ha bisogno deve essere donato».

Un vero e proprio salvavita della cui disponibilità, sottolinea, «sono garanti i donatori. Dobbiamo ricordarci di essere privilegiati nel vivere dove siamo, in un Paese dove il sistema sanitario funziona e, in gran parte, proprio grazie al mondo del volontariato: dalla raccolta di emocomponenti al trasporto in ambulanza, fino ai servizi di assistenza». Walter mentre parla è un fiume di emozioni. Anzi, un mare che dopo la burrasca sta ritrovando la calma, vista la sua passione per la vela e il surf. Ha vissuto la sua partecipazione al meeting di Catania come uno “scambio”, un modo per ricambiare i donatori per ciò che hanno permesso e permettono a lui di fare: semplicemente, vivere. «Ciò che mi auguro è di essere riuscito a lasciare un messaggio di fiducia – prosegue – La vita non è certezza, ma caos: può andare bene o andare male. Vorrei aver trasmesso la speranza che, anche di fronte alle difficoltà, grazie all’aiuto di volontari e altre persone, c’è la possibilità di superare problemi che mai avremmo pensato di dover affrontare. Spero che i giovani che ho incontrato, mai mi era capitato di trovarmi di fronte a una platea per il 90% composta da under 30, comprendano quanto siano fondamentali per l’esistenza del sistema. Ma secondo me lo sanno, spero lo capiscano coloro che gli sono intorno».

È un vero e proprio percorso di rinascita il suo. Iniziato da quella sacca, la prima di una lunga serie che gli ha permesso di reinventarsi e arrivare fino a qui. Ma senza fermarsi: «Tante cose da quel giorno sono cambiate. Ho tanta voglia di vivere e sono grato di esserci ancora per vedere il mondo e provare a lasciare una traccia positiva per qualcuno. Non è tutto sbagliato come spesso qualcuno vuole farci credere e AVIS e i suoi giovani ne sono la dimostrazione. Avrei fatto a meno dell’incidente, ma purtroppo è successo – conclude – tutto quello che possiamo fare è prendere ciò che ci arriva e usarlo nel miglior modo possibile. Credo che la vita sia un dono: usiamola».

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