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L’impatto dell’Intelligenza Artificiale su trasfusioni mirate e diagnosi precoci

L’analisi pubblicata su Open, e condotta in collaborazione con la Scuola IMT di Lucca, spiega quali vantaggi questa nuova tecnologia potrebbe portare in ambito trasfusionale e sanitario in genere

 

Valutare gli impatti dell’Intelligenza Artificiale in ambito sanitario. È quello che ha voluto approfondire un’indagine effettuata dal sito Open.online in collaborazione con i professori della Scuola IMT Alti Studi di Lucca, Ennio Bilancini e Massimo Riccaboni.

Sempre più, infatti, questa nuova tecnologia sta entrando in diversi ambiti della nostra quotidianità. Un tema che, come AVIS, avevamo anche posto al centro della nostra Conferenza Organizzativa dello scorso marzo. Nell’articolo in questione vengono approfonditi una serie di ambiti sanitari, compresa la donazione di sangue e plasma, in cui l’AI potrebbe portare vantaggi. Partendo dai dati sulla raccolta (anche se si fa riferimento al 2022), il professor Bilancini ha spiegato come il supporto di questa tecnologia possa contribuire a incrementare il numero dei donatori: «È importante identificare chi sarà più propenso a donare e quando lo farà – si legge – Occorre essere in grado di entrare in comunicazione con i donatori, perché non sempre hanno tutte le informazioni su quando sia importante donare e con che frequenza». Ecco allora che proprio per identificare e prevedere il volume della domanda in determinati luoghi, l’AI potrebbe correrci in aiuto.

«I sistemi di intelligenza artificiale – prosegue bilancini – una volta programmati apprendono autonomamente come utilizzare e interpretare i dati che vengono loro forniti. Incrociando le cause che hanno portato alla necessità di trasfusioni con la disponibilità di sacche nelle banche del sangue e molti altri dati, l’AI sarebbe teoricamente in grado di prevedere con precisione quanto sangue servirà e dove. Ciò permetterebbe di ottimizzare la distribuzione delle risorse, garantendo che le sacche siano disponibili nei momenti e nei luoghi in cui servono maggiormente». Pensiamo ad esempio all’estate, uno dei periodi dell’anno in cui si ripetono ciclicamente carenze di emocomponenti.

Tuttavia, l’impatto che questo sistema può generare a livello sanitario va analizzato anche in termini di comunicazione verso i potenziali donatori e, soprattutto, in tema di ricerca. Il professor Riccaboni ha infatti ricordato quanto, in particolare in riferimento al tumore al seno, gli screening a volte non diano risultati in tempo utile per poter intervenire in maniera efficace: «Ecco allora che diventa fondamentale avere a disposizione nuove tecnologie che permettano un accesso più capillare a queste analisi». Da qui il progetto Mamoscreen, al momento ancora in fase di sviluppo, che intende sfruttare l’intelligenza artificiale per apprendere in quali casi le immagini a disposizione mostrano un tumore benigno o maligno. È ovvio che il controllo degli specialisti umani rimane centrale, ma «l’AI consentirà di accrescere l’accuratezza delle diagnosi, apprendendo su scala globale dai soggetti che passano attraverso lo screening, e di ridurre i costi di gestione, in quanto il tempo impiegato dal personale sanitario sarà inferiore».

Insomma, le opportunità e le sfide sono molte: non resta che coglierle, affrontarle insieme e vincerle.

 

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