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Omosessualità e donazione, anche il Canada fa cadere gli ultimi vincoli

Il Paese ha abolito la legge che prevedeva tre mesi di astinenza dai rapporti sessuali per chi volesse donare il sangue. In occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, capiamo meglio qual è il quadro in Italia e nel resto del mondo

L’ultima, in ordine cronologico, era stata la Francia. Nei giorni scorsi il Canada ha abolito la legge che prevedeva tre mesi di astinenza dai rapporti per le persone omosessuali che vogliono donare il sangue. Dal prossimo 30 settembre, infatti, l’unica discriminante per compiere questo gesto solidale sarà rappresentata dall’aver intrattenuto rapporti sessuali a rischio, esattamente come per tutti gli altri. Un altro Paese, quindi, compie un importante passo in avanti in termini di inclusione e diritti sociali.

Oggi, martedì 17 maggio, ricorre la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. In un appuntamento così importante è bene approfondire quale sia il quadro non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo, per capire dove e come le persone omossessuali siano libere di poter fornire il proprio supporto ai sistemi trasfusionali dei rispettivi Paese e dove, invece, questa possibilità sia ancora loro preclusa.

Come sappiamo, nel nostro Paese, dal 2001, il grado di sicurezza degli emocomponenti viene stabilito in base al comportamento di ciascun individuo, indipendentemente dall’orientamento sessuale: se qualcuno ha avuto comportamenti considerati pericolosi non potrà donare il sangue, sia esso eterosessuale o omosessuale.

Il 16 marzo, in Francia, è entrato in vigore il decreto con cui decade il vincolo di astinenza di quattro mesi dai rapporti sessuali prima di effettuare la donazione: il nuovo questionario per i donatori francesi fa riferimento soltanto alle “pratiche rischiose”, come ad esempio i rapporti intrattenuti con più partner o l’uso di sostanze stupefacenti.

Ma il Paese transpalpino è solo l’ultimo di una lista sempre più lunga di territori in cui i gusti sessuali non rappresentano più un tabù per la donazione di emocomponenti. Oltre alla Grecia (dove il periodo di astinenza era addirittura di 12 mesi), infatti, dal 1° ottobre scorso anche in Israele le persone omosessuali potranno donare liberamente il sangue. Le limitazioni erano in vigore dagli anni ’80 per timore della diffusione dell’AIDS: adesso anche qui l’unico stop riguarderà i comportamenti a rischio e, per chi volesse donare e dichiarasse di averli avuti, il divieto non varrà più per un anno, ma per tre mesi.

Anche il Regno Unito, sulla scia di quanto deciso nei mesi scorsi negli Stati Uniti, alla luce del calo delle scorte di emocomponenti, le restrizioni sono state cancellate permettendo l’accesso alla donazione a omosessuali e bisessuali.

La corte suprema del Brasile si è espressa a favore dell’eliminazione del divieto di donare prima di 12 mesi dall’ultimo rapporto, periodo che invece ancora si deve rispettare in Germania e Austria. A Taiwan, addirittura, non bisognerebbe avere rapporti per 5 anni, mentre in Cina, Filippine, Libano, Singapore e Slovenia la donazione di sangue è assolutamente vietata a chi ha rapporti omosessuali. E l’elenco è ancora lungo.

Secondo Equaldex, un’associazione che si batte per i diritti delle persone Lgbtq+, sono ancora 58 i Paesi che vietano la donazione agli “MSM” (vale a dire “uomini che hanno rapporti con altri uomini”), mentre sono 29 quelli in cui il divieto è permanente.

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