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«Per me, paraplegico, tornare a donare vuol dire sentirmi vivo»

Alessandro Marchello, 62enne di Oristano, dal 2019 è in sedia a rotelle a seguito di un incidente: «Nonostante la mia condizione, compiere questo gesto mi rende felice perché posso essere ancora utile agli altri»

La vita a volte è strana. Senza dubbio imprevedibile, nel bene e nel male. Tuttavia, se si è in grado di coglierla, ci lascia sempre una lezione: mai arrendersi di fronte alle difficoltà. E questa lezione l’ha imparata eccome Alessandro Marchello. Ha 62 anni, lavora e vive a Oristano insieme alla moglie e ai loro quattro figli. È un dirigente e referente per l’area della Sardegna per un importante istituto di credito italiano. Dona il sangue da quando ha 18 anni e, come dice lui stesso, «nella mia famiglia sono l’unico a farlo. Gli altri hanno troppa paura, speriamo che con il tempo passi».

 

AlessandroAlessandro Marchello

La scelta di cominciare a compiere questo gesto avviene quando un suo amico chiede aiuto a lui e ad altri per una persona ricoverata in ospedale: «Andai a Cagliari la prima volta, ero da poco maggiorenne. Mi era piaciuta la possibilità di fare qualcosa di concreto per gli altri e da quel momento ho continuato». Alessandro è socio donatore dell’Avis Comunale di Oristano e la sua generosità verso il prossimo l’ha portato a essere un membro attivo anche del gruppo donatori della banca per la quale lavora. È un uomo pieno di interessi e di passioni: una di queste, però, un giorno, cambia la sua vita. Completamente.

 

È il 22 settembre 2018: «Stavo andando a prendere un caffè insieme ad altri quattro amici – ricorda – viaggiavo in moto, quando una raffica di vento mi ha spinto fuori strada. Appena la ruota ha toccato l’erba oltre l’asfalto ho perso l’attrito e sono caduto». Il bilancio immediato è grave: lesione del midollo spinaleperforazione del polmone a causa delle fratture di costole e scapola provocate dall’incidente. «Mi sono salvato perché nell’impatto non è saltato via il casco – dice con la voce un po’ provata dall’emozione – altrimenti non sarei qui a raccontare la mia storia». L’intervento chirurgico dura molto, tanto che alla famiglia viene addirittura annunciato che non si sa in che modo possa venire fuori dalla sala operatoria. Durante quelle ore Alessandro riceve diverse sacche, per poi essere messo precauzionalmente in coma farmacologico. La sentenza, però, è tristissima: la mobilità delle gambe è compromessa e Alessandro dovrà restare in sedia a rotelle.

 

AlessandroLa premiazione al termine dei campionati di tennis da tavolo

Parlando con lui, una cosa emerge con forza: non siamo di fronte a un uomo che si abbatte. Anzi: «Devo ritenermi fortunato perché se la lesione spinale fosse stata un paio di centimetri più in su non sarei stato in grado nemmeno di muovere le braccia. Oggi – prosegue – riesco anche ad avere un discreto controllo del dorso, ma già dal livello addominale in giù non ho più sensibilità. Avverto qualcosa alla gamba sinistra, ma come movimento non c’è niente da fare per nessuna delle due».

 

Le dimissioni dall’ospedale arrivano a fine 2019 e il suo primo pensiero è sapere se può continuare a donare: inizialmente, però, la risposta è negativa. Ma l’abbiamo detto, Alessandro non è tipo da lasciarsi abbattere. Ecco allora che arriviamo al 24 giugno scorso, quando si celebra la Festa del Sacro Cuore. Nell’omonima parrocchia di cui fa parte, anche grazie alla sua collaborazione e a quella dell’Avis Comunale, viene organizzata una giornata di raccolta straordinaria: «Ho voluto partecipare anche io, per questo ho effettuato una serie di esami e accertamenti per capire se stavolta fosse possibile o meno. In un primo momento – spiega – i medici facevano resistenze un po’ per la mia pressione sanguigna e un po’ perché, stando in sedia a rotelle, poteva essere difficoltoso svolgere una seduta come tutti gli altri. Per fortuna le mie condizioni, nonostante tutto, hanno confermato uno stato di salute buono e, dopo quasi tre anni di stop, ho potuto ricominciare a donare». E qui l’emozione diventa un fiume in piena: «Sono stati mesi difficili per me e poter compiere questo gesto significa sentirmi di nuovo vivo e in grado di essere utile agli altri, soprattutto a chi ha più bisogno. Questo è da sempre il mantra mio e della mia famiglia. C'è tanta sofferenza in giro e donare il sangue è il minimo che si possa fare. Ora voglio continuare – conclude – infatti a ottobre ho già appuntamento per la prossima donazione».

 

AlessandroFoto di gruppo con gli altri premiati

Come se non bastasse, Alessandro si è tolto anche qualche soddisfazione: quella di conquistare il titolo di Campione Regionale e medaglia d'oro FITET (la Federazione italiana tennistavolo) Sardegna e la medaglia di bronzo ai campionati nazionali paralimpici di tennistavolo: «La sedia a rotelle non mi ha impedito di centrare questi obiettivi. Le difficoltà non devono fermarci perché con impegno e forza di volontà ogni traguardo può essere raggiunto».

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