Il plasma è una risorsa strategica al pari di altre materie prime critiche e anche in altre parti del mondo ci si sta rendendo conto di come sia fondamentale raggiungere l’autosufficienza di farmaci plasmaderivati. È la fotografia scattata da un approfondimento pubblicato su Mondosanità e che fotografa con chiarezza un tema che AVIS da tempo porta all’attenzione delle istituzioni.
Commentando l’articolo, il nostro presidente nazionale Oscar Bianchi ha sottolineato come “anche la Cina, pur perseguendo l’autosufficienza tecnologica su altri fronti, resta dipendente dal plasma americano per la produzione di farmaci essenziali. Mentre l’Italia, pur avendo raggiunto risultati record nella raccolta, non è ancora autosufficiente e continua a dover acquistare sul mercato internazionale una quota rilevante del proprio fabbisogno di plasmaderivati”.
Come spesso è stato ripetuto, per Bianchi il problema “non è la disponibilità di donatori. La nostra rete associativa può contare su una platea di donatori volontari, periodici e responsabili che potrebbe essere chiamata molto più frequentemente alla donazione di plasma mediante aferesi. È un patrimonio umano già mobilitato, pronto a essere valorizzato ulteriormente. Quello che frena questa crescita è la rigidità organizzativa del sistema trasfusionale e, soprattutto, la scarsa disponibilità di separatori cellulari nei centri di raccolta. Senza un adeguato investimento in apparecchiature, in postazioni per l’aferesi e in una programmazione più flessibile degli accessi, il numero di donazioni di plasma continuerà a crescere solo marginalmente, ben al di sotto del potenziale reale della nostra base associativa”.
Un bisogno che però non deve far venire meno il valore della gratuità del dono: “Nonostante questa situazione sia seria – prosegue – il sangue e i suoi derivati non sono e non devono diventare fonte di profitto: il modello italiano, fondato sulla donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita, è un patrimonio collettivo da tutelare, non un ostacolo da superare rincorrendo logiche di mercato o forme di remunerazione del donatore. La strada verso l’autosufficienza passa dal rafforzamento organizzativo del sistema, non dal suo snaturamento etico”.
Diventa chiaro quindi come, per la stessa AVIS, sia necessario agire su più fronti:
- rafforzare il sistema trasfusionale e la sua efficienza, potenziando dotazioni tecnologiche e posti aferesi;
- sostenere e incrementare la raccolta di plasma insieme a Regioni e associazioni, con una programmazione condivisa;
- incentivare ulteriormente la donazione gratuita, volontaria, non remunerata e non rimborsata, come architrave del sistema;
- garantire che i farmaci plasmaderivati destinati al fabbisogno del Servizio Sanitario Nazionale derivino prioritariamente da plasma raccolto sul territorio nazionale, sia come materia prima sia come semilavorato.
“A questo – conclude Bianchi – dovranno affiancarsi investimenti sui giovani donatori, sulla formazione del personale infermieristico e sull’impiego di nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale alla telemedicina, per rendere il percorso di donazione più semplice ed efficiente. Ecco perché AVIS rinnova l’appello alle istituzioni sanitarie regionali e nazionali affinché si investa concretamente nel potenziamento tecnologico e organizzativo dei centri trasfusionali, senza mai perdere di vista i valori fondanti del dono. Solo così sarà possibile trasformare la disponibilità dei nostri donatori in un incremento reale e strutturale della raccolta, avvicinando l’Italia all’obiettivo dell’autosufficienza e riducendo la dipendenza da un mercato internazionale sempre più conteso”.





