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Prima la borsa di studio, poi il volontariato in Avis. Perché la storia di Martina è ancora più bella

La 19enne di Olbia, dopo il riconoscimento ottenuto dal suo liceo, ha deciso di dedicare il suo tempo a supportare le attività della nostra sede Comunale: «Vorrei far capire a tante altre ragazze e ragazzi che essere autistici non significa dover rinunciare ai propri desideri o a fare qualcosa di utile per gli altri»

 

Basterebbero queste poche parole per spiegare il senso di tutto: «Dopo la prima donazione? Mi sono sentita sollevata, ho provato una sensazione di gioia e di entusiasmo, in particolare pensando a coloro che avrebbero beneficiato di questo mio gesto. Ecco perché ho deciso di iniziare anche l’impegno come volontaria nella sede della mia città».

Chi parla è Martina Dal Torrione. Si è diplomata lo scorso giugno al liceo scientifico “Lorenzo Mossa” di Olbia. Si è aggiudicata una borsa di studio, frutto di un progetto di sensibilizzazione e promozione della cultura del dono, che Avis Comunale porta avanti nelle scuole del territorio. È donatrice e da poco, proprio dopo la consegna del riconoscimento, ha cominciato a partecipare in maniera sempre più attiva alle iniziative associative. Dall’accoglienza all’organizzazione, fino alle informazioni a donatori o aspiranti tali. Tutto con il desiderio di rendersi utile e supportare chi ha bisogno. Ma non solo. Martina lo fa anche per sé, come dice lei stessa, «per imparare a gestire meglio il mio tempo e le mie giornate». Scontato? Mica tanto. La scelta di diventare donatrice non avviene subito: «Ho voluto capire meglio come funzionasse e cosa dovessi fare io. Poi una volta superati gli ultimi dubbi, a seguito dell’incontro a scuola con il personale Avis, sono andata al centro trasfusionale di Olbia per la prima donazione. Ad essere sincera – racconta – la spinta decisiva è arrivata anche per alcuni casi nella mia famiglia di persone che hanno avuto necessità di sangue: lì ho capito che continuare ad aspettare non aveva più senso».

Martina Dal Torrione

Ma a rendere questa storia ancor più bella e significativa di quanto già non sia, ci pensa la stessa Martina: «Quello che sto facendo per me è estremamente importante e mi piacerebbe servisse a tante ragazze e ragazzi come me. Io sono autistica – spiega – e il percorso che sto effettuando in associazione dimostra che anche convivendo con situazioni come la mia è possibile realizzare i propri sogni e rendersi utili per la collettività di cui siamo parte». E come darle torto? Lei che ancora non ha deciso come utilizzare la borsa di studio, ma che si sta avvicinando alle scienze umanistiche e alla pedagogia per capire se possa diventare questo il suo percorso di studi e, perché no, professionale. Ed è felice: «Quando sono in Avis rispondo al telefono, mi rendo disponibile quando c’è l’autoemoteca per accogliere i donatori, do informazioni a chi vuole sapere cosa fare per iniziare a donare. Ai miei amici consiglierei di fare lo stesso – conclude – Mi sento bene, è il volontariato migliore possibile».

Di quanto sia straordinaria Martina e, soprattutto, di quanto sia potente il messaggio che manda attraverso questa sua esperienza, ne è consapevole il professor Luigi Antolini, preside del liceo scientifico “Lorenzo Mossa” dove la giovane si è diplomata: «Personalmente sono molto soddisfatto, anche in quanto socio e donatore avisino da una vita. Sono felice per questa ragazza perché una semplice donazione fatta a scuola le ha permesso di trovare un vero e proprio nuovo progetto di vita». Un fattore non da poco e il professore spiega perché: «Tanti ragazzi che si trovano nella situazione di Martina dopo il diploma spesso trovano difficoltà nel decidere cosa fare o nel trovare una strada che rispecchi i propri desideri. C’è il rischio, per intenderci, che rimangano isolati: il volontariato in Avis può rappresentare un’opportunità preziosa per molti di loro e un sollievo anche per tante famiglie che, spesso, chiedono supporto proprio all’istituzione scolastica». Sulla tipologia di esempio proposto da Martina, Antolini non ha dubbi: «È un insegnamento alla cittadinanza attiva, un modo per crescere e coinvolgere altri ragazzi. Un risultato per il quale c’è stata una forte sinergia tra Avis e scuola».

La cerimonia di consegna delle borse di studio agli studenti di Olbia

Soprattutto in un’epoca in cui, proprio della scuola, si parla sempre troppo spesso solo quando c’è qualcosa che non va. Ecco perché anche il presidente di Avis Comunale Olbia, Gavino Murrighile, sottolinea l’importanza di questo risultato: «Quello con gli istituti del territorio è un progetto che portiamo avanti da tempo e che prevede anche giornate di raccolta ogni tre mesi. Le borse di studio, come quella vinta da Martina, vengono assegnate a quegli studenti che si distinguono sia per le donazioni che per il rendimento scolastico. Lei è stata particolarmente brava e, dopo aver ottenuto il riconoscimento, ha deciso anche di iniziare a svolgere attività di volontariato».

Per Murrighile tutto è finalizzato a «ringiovanire il mondo avisino. Ragazze e ragazzi vanno coinvolti attivamente e questo è possibile solo parlando il loro stesso linguaggio e utilizzando gli strumenti comunicativi a loro più vicini. Siamo riusciti – conclude – a far passare la donazione come un gesto bello che rende fighi coloro che lo compiono. E al centro di tutto questo devono esserci i giovani come Martina».

Anche perché, come scriveva Italo Calvino ne “Il Barone rampante”, “se alzi un muro pensa a cosa lasci fuori”. Quindi, i muri è bene buttarli giù.

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