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Raccolta plasma, l’esempio virtuoso del Friuli Venezia Giulia

Per il quinto anno consecutivo, la regione è stata la prima in Italia per chili conferiti al frazionamento in rapporto alla popolazione residente. Il Coordinatore del Centro regionale sangue, Andrea Bontadini: «Un risultato frutto del nostro sistema di programmazione e del grande lavoro che associazioni e centri trasfusionali portano avanti a braccetto»

 

Il 2023 è stato l’anno in cui la raccolta degli emocomponenti ha ricominciato a far parlare di sé. In chiave positiva, stavolta. Sì perché se il 2022 si era chiuso con numeri più bassi addirittura del 2020, l’anno della pandemia, quello che ci siamo da poco messi alle spalle ha segnato il dato più alto mai registrato negli ultimi periodi, in particolare per quel che riguarda il plasma. Tuttavia, se in termini di globuli rossi il nostro Paese è già da tempo autosufficiente, lo stesso non si può dire per quel che riguarda i farmaci plasmaderivati. Ecco perché la sfida da vincere, per l’intero sistema trasfusionale italiano, rimane ancora questa. Come riuscirci?

Una risposta potrebbe arrivare guardando e provando a lasciarsi ispirare da casi come quello del Friuli Venezia Giulia che, per il quinto anno consecutivo, è stata la prima regione italiana per chili di plasma conferiti al frazionamento industriale in rapporto alla popolazione residente. Più precisamente, 24,2 kg per 1.000 abitanti. Per capire meglio come si sia arrivati a un risultato così strabiliante ne abbiamo parlato con il dottor Andrea Bontadini, Coordinatore del Centro regionale sangue.

 

Dottore, dopo cinque anni quello del Friuli Venezia Giulia può essere definito un vero e proprio case study…

«Il 2023 per noi è stato senza dubbio un anno estremamente positivo dal punto di vista del plasma conferito all’industria. Siamo riusciti a mantenere ancora una volta questo valore in rapporto alla popolazione residente e siamo molto soddisfatti. Si tratta di un risultato frutto di politiche attente e interventi mirati in particolare in riferimento all’organizzazione e alla programmazione della raccolta. Grazie a una serie di analisi interne effettuate a partire dal 2019, quando c’era ancora un sistema di donazione che insisteva principalmente sui globuli rossi, abbiamo capito che i consumi trasfusionali stavano cambiando e, paradossalmente, il Covid ne ha dato conferma. Le attività sanitarie ospedaliere sono riprese e, in molti casi, aumentate. Parallelamente, però, ad aumentare è stata anche la cultura delle trasfusioni, insieme a una maggiore attenzione ai criteri che ne stabilissero o meno la priorità (il cosiddetto Patient Blood Management, ndr). Con tutti questi fattori, la raccolta del sangue ci permette di garantire l’autosufficienza regionale e la compensazione di altri territori come il Lazio e la Sardegna e nello stesso tempo l’incremento delle donazioni di plasma di indirizzarle alla produzione dei farmaci plasmaderivati».

Il coordinatore del CRS del Friuli Venezia Giulia, il dottor Andrea Bontadini

 

Cosa c’è alla base di questi numeri?

«Se la donazione di plasma è aumentata un ruolo cruciale lo hanno ricoperto le associazioni, portando avanti un lavoro costante con i centri trasfusionali della regione. Nel momento in cui è parso chiaro che le scorte di globuli rossi fossero ampiamente sufficienti per coprire il fabbisogno, si è deciso di promuovere la raccolta plasma. Sul nostro territorio abbiamo tre autoemoteche che ci consentono di raggiungere anche i punti più distanti dai centri trasfusionali: tanto per rendere l’idea, nell’intero 2023 sono state impiegate 530 volte e nel 2024 prevediamo di attivarle fino a 590. Sempre nell’anno in corso si aggiungerà una nuova esperienza sull’ autoemoteca che permetterà di effettuare solo donazioni di plasmaferesi».

 

Che merito ha in tal senso il sistema unico di prenotazione?

«La donazione associativa in Friuli Venezia Giulia non esiste, c’è solo quella pubblica. Tuttavia, AVIS e altre sigle del volontariato del sangue sono molto presenti e contribuiscono a portare avanti la cultura della prenotazione della donazione. Di contro, la regione mette a disposizione risorse affinché tutto questo sistema sia sempre più efficace e sostenibile, in primis per il donatore. Il sistema unico di prenotazione del dono consente di decidere come e quando effettuare la raccolta, anche di spostarla se necessario, e rappresenta un vero e proprio facilitatore per le attività trasfusionali. In più, la prenotazione è possibile anche attraverso il Portale del donatore sul sito della nostra Regione a cui ci si può iscrivere solo dopo essere diventati donatori effettivi. Tutto questo perché è vero che servono i donatori, ma occorre anche ricordarsi che sono persone che mettono il proprio tempo a disposizione degli altri, nonostante gli impegni quotidiani: a noi spetta il compito di venir loro incontro e agevolarli il più possibile».

 

E gli ultimi dati ISTISAN a disposizione confermano la sensibilità dei donatori friulani, compresi i giovani…

«Anche in questo caso il mio ringraziamento va alle associazioni che, da tempo, hanno puntato molto le loro attività di comunicazione e coinvolgimento sulle nuove generazioni (il Friuli è la regione con il più alto numero di donatori periodici e di donatori tra i 18 e i 25 anni ogni 1.000 abitanti, ndr). E noi abbiamo fatto lo stesso. In particolare tra Pordenone, Udine, Trieste e Gorizia abbiamo avviato diversi progetti con le scuole sia sotto forma di campagne informative, sia dando agli studenti la possibilità di effettuare la prima donazione nel proprio istituto grazie all’autoemoteca. Lo stesso vale per le iniziative nelle università, con i rappresentanti delle forze armate e nelle Aziende».

 

Insomma, la risposta è stata forte e chiara, ma i numeri deludenti del 2022 come se li spiega?

«Al di là della ripresa delle attività post pandemia, la verità è che nel 2022 le persone hanno donato di meno, è inutile nascondersi. Per quel che ci riguarda abbiamo provato a contenere la flessione compiendo un grandissimo sforzo. Ricordiamoci, tuttavia, che un po’ dappertutto siamo stati costretti ad affrontare anche i nuovi picchi sia del Covid, con le nuove varianti, che dell’influenza: e sappiamo bene quanto queste variabili incidano non poco sui volumi della raccolta e sull’organizzazione delle donazioni. In tutto questo, poi, stanno continuando a cambiare le abitudini dei donatori, che ora sono proiettati a donare principalmente nel fine settimana: da qui la necessità di rimodulare gli orari dei centri trasfusionali o, addirittura, prevedere aperture straordinarie».

 

Nonostante i numeri soddisfacenti, però, l’autosufficienza di farmaci plasmaderivati va ancora raggiunta: cosa manca?

«In Friuli Venezia Giulia partiamo da un indicatore molto alto. La pandemia ci ha dimostrato che, anche nei momenti di maggiore difficoltà, se individuiamo una priorità di intervento siamo in grado di agire e di soddisfarla. Nel 2023 abbiamo aumentato dell’1,5% quanto programmato: ora la sfida sarà fare ancora meglio nell’anno in corso. Per riuscirci dobbiamo partire dalle buone pratiche che abbiamo via via sviluppato: in tal senso, il sistema unico di prenotazione è prezioso perché grazie ad esso il donatore ha ben chiaro lo slot libero in cui può donare. Conosce la tempistica precisa della sua raccolta e sa che il personale sanitario lo aspetta per consentirgli di compiere il suo gesto solidale nel modo più facile possibile, senza il rischio di accavallamenti di appuntamenti».

 

 Questa primissima parte di 2024 che prospettiva offre per il futuro?

«A livello nazionale non abbiamo ancora a disposizione i dati relativi alla programmazione. Dovremo attendere la fine del mese quando è prevista una riunione sul tema con il Centro nazionale sangue. Per quanto riguarda la nostra regione siamo partiti con un’ottima raccolta di sangue intero. E anche per quel che riguarda il plasma possiamo ritenerci più che soddisfatti».

 

Qui di seguito è possibile ascoltare la registrazione della puntata radiofonica di PositivaMente con l’intervista al dottor Bontadini.

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