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Reclutamento dei (giovani) donatori, perché la tecnologia è preziosa

Nel convegno organizzato all’Istituto Superiore di Sanità, un confronto tra istituzioni, mondo accademico e associativo sul ruolo che la digitalizzazione ricopre nel processo di coinvolgimento, soprattutto delle nuove generazioni

 

«Organizzazione e programmazione sono centrali: più semplifichiamo la vita ai donatori, più otteniamo un sistema che funziona». E se per fare questo c’è bisogno di nuove tecnologie, ben vengano. È questo il messaggio che, dalle parole del presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, viene inviato ad associazioni e istituzioni sanitarie su prospettive future e nuove strategie di sensibilizzazione.

Parole che giungono al termine di “Le reti sangue e trapianti e la digitalizzazione del processo di reclutamento e selezione dei donatori”, il convegno tenutosi all’Istituto Superiore di Sanità a Roma lo scorso 20 marzo. Obiettivo dell’incontro, che ha visto intervenire rappresentanti istituzionali, accademici, sanitari e del volontariato, è stato quello di promuovere soluzioni digitali e organizzative specifiche per ciascun ambito di donazione: dalle cellule staminali emopoietiche agli emocomponenti, passando per organi e tessuti.

Il convegno è rientrato nell’ambito del primo progetto nazionale che il Centro nazionale sangue e il Centro nazionale trapianti hanno coordinato fin dall’epoca della pandemia. Un’iniziativa nata proprio per migliorare quell’efficienza e quella qualità di intervento che lo stesso Briola ha approfondito nel suo intervento. La giornata di lavori, attraverso le esperienze portate dai singoli relatori, ha mostrato quanto la compilazione del questionario online si sia rivelata strumento prezioso per raccogliere le domande di coloro che desideravano diventare donatori. Significativa, in tal senso, è stata la relazione della direttrice dell’IBMDR (il Registro italiano donatori midollo osseo), Nicoletta Sacchi, che ha ricordato quanto il progetto “Match at home”, in periodo di Covid, avesse permesso, dopo aver potenziato la pre-iscrizione al registro stesso, di effettuare autonomamente a casa il tampone salivare con inattivatori virali per valutare la propria idoneità. Una procedura che, tanto per fornire qualche numero, ha portato a 3214 candidati totali tra il 2020 e il 2024, con un picco specifico nel 2021 (1159). Alla fine, ad iscriversi sono stati in 1960, circa il 60%.

Il senso di fondo che è stato più volte ribadito è che un’emergenza come il Covid ha portato l’intero sistema a lavorare con programmazione e organizzazione non solo delle raccolte, ma dello stesso processo di reclutamento dei donatori. E in questo la compilazione del questionario, l’intervista sanitaria e l’accertamento dei requisiti si sono rivelati strumenti strategici per non perdere contatto con i vari territori.

Obiettivo che è stato possibile centrare grazie a, come lo ha definito il nuovo direttore del Centro nazionale trapianti, Giuseppe Feltrin, un vero e proprio «consorzio che ha lavorato sulla ricerca e per il quale le associazioni di volontariato sono state e sono tuttora un punto cruciale. Per noi si tratta di un valore fondamentale per colmare il gap soprattutto in quelle aree dove l’attività istituzionale arriva con più fatica». E in questo, l’innovazione e le nuove tecnologie ricoprono un ruolo prezioso per fidelizzare le persone, in particolare i giovani.

Dalle esperienze riportate nelle Asl di Trieste, Padova e Viterbo, infatti, è emerso che le maggiori difficoltà di accesso alle procedure digitali sono state riscontrate dalle persone più avanti con l’età, mentre hanno richiesto un tempo ridotto di compilazione proprio da parte delle fasce più basse. Nel complesso, l’età media dei partecipanti è stata di 43 anni, con prevalenza di sesso femminile.

Digitalizzare il processo di reclutamento e coinvolgimento dei donatori, insomma, si è rivelato un vantaggio in termini organizzativi più che altro per coloro che faticano a recarsi nei centri dedicati: un connubio vincente frutto del rapporto tra associazioni e istituzioni che, per riprendere le parole del presidente Briola, «deve proseguire nella stessa direzione e, possibilmente, alla stessa velocità. Come AVIS sono già molte le attività che abbiamo avviato in tal senso e che fanno da startup per questo cambiamento. Il nostro compito è quello di farci trovare pronti e di essere pionieri del nostro tempo. Per quanto ci riguarda – ha detto – un tema su cui stiamo lavorando parecchio è quello dell’Intelligenza Artificiale (che è stato anche al centro della nostra Conferenza Organizzativa, ndr) che, con criterio, dobbiamo continuare a studiare per capire in che modo può aiutarci. Il questionario può dirci se ho fatto un esame, un algoritmo potrebbe permettere di sapere quando».

Promozione e sensibilizzazione, queste le linee guida che devono ispirarci e per perseguirle lo strumento strategico è quello dei social: «Parlare lo stesso linguaggio dei giovani è l’impegno a cui siamo chiamati – ha proseguito Briola – educare alla donazione e creare nuovi donatori fidelizzati è possibile solo in questo modo. Non a caso, grazie alle campagne che abbiamo promosso su piattaforme come TikTok, quest’anno abbiamo aumentato di oltre 50% rispetto al 2023 le domande di partecipazione ai nostri progetti di Servizio Civile. Questo significa che la strada da percorrere è una sola».

Infine, un ulteriore richiamo comune alla collaborazione: «Le innovazioni come il questionario sono utili, ma oltre alle associazioni che devono attrezzarsi in tal senso, occorre che le strutture sanitarie siano pronte ad accogliere chi si avvicina a questo mondo attraverso i nuovi strumenti. Un altro, prezioso, è quello della telemedicina (recentemente è stato avviato un progetto pilota in collaborazione con Avis Regionale Umbria, ndr), che permette di andare incontro alle esigenze di tutti, siano essi donatori o medici. Non dobbiamo avere paura delle innovazioni e dei cambiamenti – ha concluso – ma studiare e fare in modo che rappresentino un’opportunità per fare meglio e per far stare meglio tutti».

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