Cerca
NEWS

Scuola nazionale di Formazione AVIS, si chiude la nona edizione

Con il terzo modulo all’Università Statale di Milano, è stato completato il programma di studi di quest’anno del percorso che, come da tradizione, l’associazione porta avanti con la Fondazione Campus

Negoziare e comunicare, relazioni istituzionali, etica, economia e management. Tutto, ovviamente, legato al mondo del non profit. Sono i moduli che hanno caratterizzato il programma di studi della 9a edizione della Scuola nazionale di Formazione AVIS, il progetto che l’associazione porta avanti con la Fondazione Campus e che ha l’obiettivo di accrescere la consapevolezza su temi come la gestione manageriale, le pubbliche relazioni e le questioni vicine all’associazione e al sistema sangue in Europa.

Rivolta a tutti gli associati in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore che non abbiano ancora compiuto 45 anni, la Scuola, che gode anche del contributo non condizionante di Kedrion Biopharma fin dalla prima edizione del 2015, si è conclusa lo scorso weekend con una due giorni all’Università Statale di Milano. Sono stati 29 i giovani provenienti dalle Avis di diverse regioni italiane che hanno preso parte al percorso formativo di cui è direttore scientifico il professor Corrado Del Bo’, ordinario di Filosofia del Diritto e direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Bergamo. Un’occasione che ha permesso a tutti, indistintamente, di ritrovarsi nel contesto più utile in cui dialogare, confrontarsi e individuare insieme nuove strategie per l’associazione di domani.

Da Nord a Sud il fil rouge che ha legato ragazze e ragazzi è stato proprio questo: conoscere le peculiarità che rendono ogni territorio diverso dagli altri e, di conseguenza, capire come le sedi avisine possano agire per soddisfare al meglio le necessità di ciascuno. Con un entusiasmo e una voglia di fare che sono la miglior risposta a chi, troppe volte, mette in dubbio l’affidabilità delle nuove generazioni.

«Il merito di Scuola AVIS è stato quello di consegnarci una vera e propria scatola degli attrezzi con cui gestire al meglio le attività che svolgiamo ogni giorno: dal rispetto delle regole al rapporto istituzionale. È stato un qualcosa che porterò sempre con me». Chi parla è Silvia Bacchetta. Arriva dalla nostra sede Comunale di Mortara, in provincia di Pavia. Dal modo in cui racconta questa esperienza si capisce che non si è trattato di un semplice programma formativo, ma di molto di più: «Ciò che per me non ha avuto prezzo è stata la possibilità di incontrare tante ragazze e ragazzi provenienti da sedi di ogni parte d’Italia. Per me e per tutti noi è stato fondamentale perché ci ha dato modo di entrare a contatto con realtà diverse che funzionano in maniera diversa e che hanno a che fare con dinamiche e problematiche altrettanto diverse. D’altronde AVIS è un insieme di volti e storie che diventa difficile conoscere se si resta sempre chiusi nel proprio ambiente».

Dalla gestione delle attività di volontariato all’allarme sul ritardo generazionale, la scuola ha dato modo di affrontare temi messi spesso in secondo piano come l’advocacy e l’attività di lobbying tra associazione e istituzioni: «Un’esperienza che consiglio a tutti i giovani che animano la nostra associazione – conclude – in particolare se c’è il desiderio di diventare i dirigenti di domani. Qui si imparano nozioni e si acquisiscono strumenti che altrove non sarebbero disponibili».

Un’occasione di crescita personale e di rafforzamento della comunità associativa che ha trovato anche Vincenzo Lufrano. Per lui, come racconta, anche «l’orgoglio di aver potuto rappresentare la sede da cui provengo, quella di Terranova di Pollino, in provincia di Potenza. Ciò che ho riscontrato con altri giovani è stata la sensazione di sentirsi spesso soli nel portare avanti il percorso di donatori volontari. A volte è come se intorno a noi non vi fosse la percezione di quanto straordinaria sia la scelta che abbiamo compiuto. In questi giorni siamo diventati ancora più consapevoli del fatto che siamo donatori e volontari per il bene che AVIS trasmette alla società di cui facciamo parte».

Generosità verso il prossimo, fare rete con altre sigle del Terzo Settore, attenzione a non disperdere quanto appreso lungo il percorso formativo. Queste le linee guida che, fin da subito, caratterizzeranno il cammino di questi giovani nelle rispettive sedi di appartenenza. Come per Ana Maria Ciudin, di Colognola ai Colli, in provincia di Verona. “Negoziare e comunicare: la gestione dei conflitti nel non profit”, è stato il modulo che più ha stimolato il suo interesse: «Ho appreso tecniche che a mio avviso è necessario adottare nella vita di tutti i giorni, anche al di fuori dell’associazione. Ciò che più mi ha colpito è stata l’attenzione che ci è stato chiesto di prestare nelle relazioni con gli altri. Essere aperti, saper ascoltare e adottare il giusto tone of voice è ciò che ognuno dovrebbe fare a prescindere dal proprio ruolo, ma soprattutto se è una figura dirigenziale. Mi porto dietro un bagaglio di conoscenza che, insieme agli altri partecipanti, potrà aiutarci nell’individuare iniziative che uniscano la donazione ad altre tematiche cruciali per la nostra epoca e soprattutto per noi giovani».

Uno strumento per affrontare al meglio le sfide che la vita, e non solo, pone di fronte. Ne è ben consapevole anche Antonio Robustelli, di Avis Comunale Sarno, che senza timori definisce «emozionante» l’esperienza appena conclusa: «Abbiamo avuto l’occasione di stare a contatto con i vertici nazionali dell’associazione, dal presidente al direttore generale. In più – prosegue – in particolare nella tappa romana della Scuola siamo stati accolti in Senato e abbiamo partecipato all’udienza generale di Papa Francesco. Il tutto insieme a tanti giovani entusiasti e ai docenti che si sono alternati nel corso dei moduli formativi». Dal dialogo con le istituzioni alle indicazioni sul sistema sanitario che varia di regione in regione, questi due mesi di formazione hanno permesso anche ad Antonio di capire in che modo AVIS opera in ogni area del Paese: «Ci siamo messi in gioco per capire che cos’è la nostra associazione cosa fa. Per chi come me arriva da piccole realtà territoriali, essere potuti entrare a contatto con tutto questo è stato a dir poco emozionante».

A margine della due giorni milanese, dopo l’incontro con i rappresentanti della Consulta Nazionale AVIS Giovani, il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, ha consegnato ai presenti gli attestati di partecipazione.

Qui di seguito una galleria con le immagini più significative.

Condividi:

Skip to content