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Terzo Settore e volontariato, l’esperienza del Trentino

Nei giorni scorsi, in occasione dell’Assemblea dell’Avis Regionale, si è tenuto il convegno organizzato in collaborazione con AVIS Nazionale e che rientra nell’ambito delle iniziative per celebrare “Trento Capitale Europea del Volontariato 2024”

Approfondire il valore della sussidiarietà e il ruolo del Terzo Settore tra attività di advocacy e sviluppo delle comunità locali. Tutto traendo spunto dall’esperienza del Trentino, per capire in che modo le associazioni agiscono a supporto e a integrazione del livello assistenziale delle amministrazioni pubbliche. Sono i temi su cui si è concentrato “Terzo Settore e volontariato fra istituzioni e cittadini: dalla raccolta dei bisogni ai progetti innovativi”, il convegno di sabato 20 aprile inserito nel programma dell’Assemblea di Avis del Trentino.

L’incontro, organizzato in collaborazione con AVIS Nazionale, ha rappresentato un momento prezioso di confronto e di dibattito anche perché compreso tra le iniziative che, nel corso dell’anno, celebreranno “Trento Capitale Europea del Volontariato 2024”.

Dopo i saluti istituzionali del vice presidente di AVIS Nazionale, Maurizio Bonotto, l’evento si è aperto con la relazione di Vincenzo Desantis, ricercatore dell’università di Trento, che ha approfondito il valore costituzionale della sussidiarietà nell’esperienza del Trentino. «Nelle sue due principali declinazioni – ha detto – la sussidiarietà è sia uno dei principi a cui è stata ispirata la Riforma del Titolo V della Costituzione, sia uno straordinario volano per favorire, attraverso l’iniziativa dei cittadini, lo svolgimento di attività di interesse generale». Proprio evidenziando l’importanza che questo principio ricopre oggi nel rapporto tra il circuito rappresentativo e le istanze sociali, l’intervento del dottor Desantis ha permesso di riflettere sull’entità degli spazi che la normativa accorda alle iniziative finalizzate ad attuare un disegno solidaristico e su come l’incoraggiamento della prospettiva che lo sorregge sia funzionale al raggiungimento degli obiettivi di maggiore equità e sostenibilità sociale.

Da qui il ruolo dell’esperienza territoriale che ha fatto da naturale introduzione all’intervento di Simone Franca, ricercatore della facoltà di Giurisprudenza dell’università di Trento, concentrato sulle sfide e le opportunità a livello locale che attendono il Terzo Settore nel suo rapporto con l’amministrazione. «Le organizzazioni di volontariato rappresentano l’attore principale del modello dell’amministrazione condivisa – ha spiegato – un modello progressivamente riconosciuto prima nell’ambito del Codice del Terzo Settore e poi nella sentenza n. 131/2020 della Corte costituzionale, come attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale. Nonostante questi sviluppi, la prassi mostra ancora alcune difficoltà nell’attuazione concreta del modello». Ecco perché la relazione ha voluto guardare in particolare alle soluzioni di partecipazione istituzionale e alle esperienze concrete di attuazione degli istituti di co-programmazione e co-progettazione.

E proprio legame tra advocacy e sviluppo locale delle comunità ha caratterizzato la relazione di Maria Cristina Antonucci, ricercatrice del CNR e docente all’università “La Sapienza” di Roma. Come ha sottolineato, «la sussidiarietà degli interventi, soprattutto nella dimensione sociale e sanitaria, ha costituito la vera ragion d’essere del volontariato rispetto ai sistemi di risposte istituzionali e di mercato. Tuttavia, la necessità di doversi confrontare con le agende sempre mutevoli del sistema politico e l’esigenza di rappresentare gli interessi dei cittadini per cui si svolge azione sussidiaria, costituiscono una spinta per il volontariato a ripensare il proprio ruolo politico, soprattutto nella dimensione territoriale». Da qui l’analisi su come si è evoluto il ruolo politico del volontariato all’interno delle singole realtà territoriali, Trentino in primis, con l’obiettivo di individuare un nuovo paradigma che lo stesso volontariato possa portare avanti in virtù di quella sussidiarietà esercitata. Come? Attraverso la rappresentanza pubblica degli interessi dei beneficiari dell’azione volontaria (l’advocacy appunto) e l’approccio di sviluppo locale delle comunità, con la funzione di catalizzatore per l’attivazione di processi di sviluppo nei contesti locali. «Mediante questi due modelli di attivazione – ha aggiunto Antonucci – verso la dimensione istituzionale e nella realtà della comunità locale, emerge ulteriormente il potenziale del volontariato come attore politico in grado di influenzare in modo significativo le dinamiche istituzionali, partecipando, con funzioni tecniche, a consulte e osservatori in grado di offrire competenze e consulenze sul sociale e sul sanitario al decisore pubblico».

Senza dimenticare la capacità di accrescere l’innovazione sociale e la partecipazione civica, grazie alla funzione di promozione di iniziative ulteriori di impatto all’interno delle comunità territoriali. Proprio come fa AVIS, un concetto che è stato sottolineato dalla presidente trentina, Elisa Viliotti: «Siamo stati molto soddisfatti dell’esito del convegno perché attraverso il contributo dei relatori abbiamo ricevuto input importanti su cui lavorare. In particolare il concetto della sussidiarietà, come principio di matrice europea e ormai recepito dal nostro ordinamento, sempre più indicatore dello stato di salute di quel patto sociale che risale al nostro essere una Repubblica». La presidente ha poi ricordato quanto il Terzo Settore rappresenti il canale con cui esprimere il proprio «diritto e dovere di prendere parte alla partecipazione pubblica. Quello che contribuiamo a fare come AVIS, ponendo l’attenzione sulle necessità della nostra comunità e del Paese in generale: la necessità di donare sangue e, soprattutto, plasma. Grazie all’impegno dei volontari e al dialogo sul territorio con le istituzioni sanitarie – ha spiegato – negli ultimi 18 mesi siamo riusciti ad aumentare la raccolta di plasma tanto da migliorare dell’11,8% rispetto al 2022: la dimostrazione di quanto l’attività volontaria sia fondamentale». Ma non solo.

Il Trentino è una regione in cui il plasma viene raccolto solo nei centri di Trento e Rovereto. Come ha detto la presidente, «chiediamo la possibilità di introdurre questa tipologia anche in altre aree, favorendo l’acquisto di nuovi separatori cellulari. L’obiettivo su cui lavorare insieme è rafforzare la capacità sanitaria e organizzativa. Non potevamo contribuire a celebrare meglio di così la città di Trento come Capitale europea del volontariato – ha concluso – promuovendo un laboratorio che affina le politiche di partecipazione attiva. Per questo devo ringraziare AVIS Nazionale e il direttore generale, Fulvio Calia, per la collaborazione nell’organizzazione del convegno».

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