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Trapianti di cellule staminali, dal 2025 una Giornata dedicata ai pazienti

L’iniziativa è promossa da AIL e GITMO con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione non solo sui tumori del sangue, ma anche sugli aspetti che riguardano la qualità di vita delle persone che si sono sottoposte al trapianto

 

Una giornata, la prima, dedicata ai pazienti che si sono sottoposti al trapianto di cellule staminali. È quello che, dal 2025, verrà celebrato ogni anno, presumibilmente in primavera, frutto della collaborazione tra AIL (l’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma) e il GITMO (il Gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo).

Questo appuntamento, che è stato annunciato nei giorni scorsi, nasce con l’obiettivo di sostenere i pazienti ematologici e la ricerca scientifica, motivo per cui verrà celebrato ogni anno attraverso campagne di sensibilizzazione e informazione, coinvolgendo specialisti, associazioni di pazienti, istituzioni sanitarie e media. Come ha spiegato il presidente del GITMO, Massimo Martino, «si tratta di un segno della sempre crescente attenzione verso i nostri pazienti. Vogliamo contribuire a tenere alta l’attenzione sia sui tumori del sangue, sia sugli aspetti che riguardano la qualità della vita di coloro che hanno ricevuto un trapianto e che, possibilmente, sono guariti. Dopo il trapianto, infatti, i pazienti trascorrono un periodo di circa due anni in cui devono seguire un percorso faticoso e, una volta usciti dalla fase delicata, devono tornare alla normale quotidianità, il che comporta una serie di sfide importanti anche per i propri familiari».

A cominciare dall’alimentazione per finire con l’igiene personale e la gestione degli animali domestici presenti in casa. Lo ricorda il presidente di AIL, Giuseppe Toro: «Il rientro a casa pone diversi problemi e proprio per questo, insieme al GITMO, abbiamo avuto la necessità di individuare un momento su cui far convergere interessi comuni. Da qui la nascita della prima Giornata».

Pur con gli importanti passi in avanti compiuti dalla ricerca scientifica, tuttavia, il trapianto allogenico autologo è considerato una procedura di altissima specializzazione accompagnata, però, dal rischio di recidiva che, come sottolinea il past president del GITMO, Fabio Ciceri, «è la principale causa di fallimento dell’intervento. La sua incidenza varia ed è per questo motivo che, una volta stabilita la necessità di effettuare il trapianto, è importante raggiungere la migliore efficacia terapeutica nella fase precedente, così da ottenere una risposta immunitaria che, dopo l’intervento, consenta di controllare la malattia e guarirla definitivamente. In linea con questa visione, oggi, nei malati più a rischio, applichiamo terapie farmacologiche post trapianto che aiutano a contenere e controllare la patologia quando è nella fase a maggiore probabilità di recidiva».

Nel 2023, nel nostro Paese sono stati effettuati 2.000 trapianti allogenici da donatore, l’anno prima 1.930 e, in piena pandemia, 1.900. Le principali malattie del sangue per le quali si ricorre di più a questa procedura sono la leucemia acuta mieloide e la leucemia acuta linfoblastica. Sono circa 3.500 l’anno i trapianti autologhi con un trend costante ed effettuati soprattutto per il mieloma multiplo, i linfomi non Hodgkin e i linfomi di Hodgkin. Riguardo le terapie cellulari Car-T che vengono utilizzate in 40 Centri italiani, dal 2019 ne sono state effettuate circa 900.

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