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Giorno: marzo 27, 2020

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Il bisogno di sangue e plasma non finisce: l’appello della testimonial di “Magnifico Donare”, Chiara Galiazzo

Un video messaggio per sensibilizzare quante più persone possibili e ricordare loro che il bisogno di sangue e plasma non finisce mai. Soprattutto in un periodo delicato come questo, segnato dall’emergenza Coronavirus. Lo ha lanciato attraverso i social network la cantante Chiara Galiazzo, testimonial della campagna di sensibilizzazione Magnifico Donare (www.magnificodonare.it) dedicata ai pazienti con Beta-Talassemia e Sindromi Mielodisplastiche e promossa da UNITED Onlus, Federazione Italiana delle Thalassemie, Emoglobinopatie Rare e Drepanocitosi e AIPaSiM Onlus, Associazione Italiana Pazienti con Sindrome Mielodisplastica, in collaborazione con AVIS e con il supporto non condizionante di Celgene.

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Dalla spesa alla pulizia degli amici a quattro zampe, le indicazioni di Ministero e ISS per prevenire il contagio del Coronavirus

Nessuna evidenza scientifica sul contagio del Coronavirus attraverso l’attività trasfusionale. Risultato: il nostro sistema sangue è sicuro e quindi si può (e si deve) continuare a donare sangue e plasma per garantire scorte agli ospedali e terapie salvavita a tanti pazienti che ne hanno bisogno. Le indicazioni del Centro nazionale sangue, nonostante il periodo di emergenza che il nostro Paese sta vivendo, tranquillizzano donatori e associazioni di volontariato. Tuttavia, è bene ricordare sempre quelle “buone prassi” da seguire per evitare rischi anche nelle normali azioni della vita quotidiana di ognuno di noi. Dalla contaminazione degli alimenti alla pulizia delle scarpe, passando per le zampe dei nostri amici animali, sono molte le voci spesso infondate che si diffondono in questo periodo. Ecco allora che il ministero della Salute, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, ha stilato sul proprio sito alcune semplici regole da seguire per cercare il più possibile di mantenere al sicuro ciascuno di noi e le persone a noi più vicine. Alimenti Il virus si trasmette principalmente attraverso le goccioline che contengono secrezione respiratoria o per contatto. Toccando il pane o altri cibi con le mani, rispettando sempre le indicazioni sull’igiene, seppur non vi siano ancora informazioni specifiche sulla sopravvivenza del Coronavirus sulla superficie degli alimenti, è poco probabile che il contagio possa avvenire in questo modo. Scarpe e pavimenti Pur non essendo noti i tempi di sopravvivenza del virus all’aperto, potrebbe capitare di passeggiare su una superficie su cui una persona infetta abbia espulso secrezioni respiratorie. Il rischio di portare il Coronavirus dentro casa attraverso la suola delle scarpe c’è, ecco perché è consigliabile, soprattutto in presenza di bambini, togliere le scarpe prima di rientrare e pulire bene i pavimenti con prodotti come candeggina o varechina diluita. Animali Discorso simile va fatto per i nostri amici a quattro zampe. Al termine della passeggiata quotidiana, è possibile che il nostro cane possa venire a contatto con le secrezioni respiratorie di una persona infetta, così come avviene per la suola delle nostre scarpe. Anche se non vi sono evidenze di contagi avvenuti in questo modo, è raccomandabile, oltre al consueto lavaggio delle mani, anche quello delle zampe del cane con acqua e sapone, prestando comunque attenzione a non farlo salire su superfici con le quali siamo soliti venire a contatto (ad esempio letti e divano). Capelli e indumenti Non abbiate paura. Rispettando la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle persone, è difficilmente ipotizzabile che i nostri vestiti o noi stessi possiamo venire contaminati dal virus. È però una buona prassi, una volta rientrati a casa, riporre la giacca senza lasciarla su tavoli, letti o divani.

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Nessuna evidenza scientifica sul contagio del Coronavirus attraverso l’attività trasfusionale. Risultato: il nostro sistema sangue è sicuro e quindi si può (e si deve) continuare a donare sangue e plasma per garantire scorte agli ospedali e terapie salvavita a tanti pazienti che ne hanno bisogno. Le indicazioni del Centro nazionale sangue, nonostante il periodo di emergenza che il nostro Paese sta vivendo, tranquillizzano donatori e associazioni di volontariato. Tuttavia, è bene ricordare sempre quelle “buone prassi” da seguire per evitare rischi anche nelle normali azioni della vita quotidiana di ognuno di noi. Dalla contaminazione degli alimenti alla pulizia delle scarpe, passando per le zampe dei nostri amici animali, sono molte le voci spesso infondate che si diffondono in questo periodo. Ecco allora che il ministero della Salute, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, ha stilato sul proprio sito alcune semplici regole da seguire per cercare il più possibile di mantenere al sicuro ciascuno di noi e le persone a noi più vicine. Alimenti Il virus si trasmette principalmente attraverso le goccioline che contengono secrezione respiratoria o per contatto. Toccando il pane o altri cibi con le mani, rispettando sempre le indicazioni sull’igiene, seppur non vi siano ancora informazioni specifiche sulla sopravvivenza del Coronavirus sulla superficie degli alimenti, è poco probabile che il contagio possa avvenire in questo modo. Scarpe e pavimenti Pur non essendo noti i tempi di sopravvivenza del virus all’aperto, potrebbe capitare di passeggiare su una superficie su cui una persona infetta abbia espulso secrezioni respiratorie. Il rischio di portare il Coronavirus dentro casa attraverso la suola delle scarpe c’è, ecco perché è consigliabile, soprattutto in presenza di bambini, togliere le scarpe prima di rientrare e pulire bene i pavimenti con prodotti come candeggina o varechina diluita. Animali Discorso simile va fatto per i nostri amici a quattro zampe. Al termine della passeggiata quotidiana, è possibile che il nostro cane possa venire a contatto con le secrezioni respiratorie di una persona infetta, così come avviene per la suola delle nostre scarpe. Anche se non vi sono evidenze di contagi avvenuti in questo modo, è raccomandabile, oltre al consueto lavaggio delle mani, anche quello delle zampe del cane con acqua e sapone, prestando comunque attenzione a non farlo salire su superfici con le quali siamo soliti venire a contatto (ad esempio letti e divano). Capelli e indumenti Non abbiate paura. Rispettando la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle persone, è difficilmente ipotizzabile che i nostri vestiti o noi stessi possiamo venire contaminati dal virus. È però una buona prassi, una volta rientrati a casa, riporre la giacca senza lasciarla su tavoli, letti o divani.

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Programmare la donazione, perché è così importante? AVIS risponde alle domande dei donatori

La risposta degli italiani agli appelli alla donazione delle ultime settimane è stata molto elevata. Segno, questo, della solidarietà e della sensibilità che i cittadini hanno saputo offrire anche in un momento così delicato.Non possiamo che ringraziare infinitamente le migliaia di persone che hanno dato il proprio contributo o hanno manifestato la volontà di diventare donatori. Contestualmente però la richiesta di sangue da parte degli Ospedali è diminuita per la sospensione di molti interventi chirurgici e di terapie non urgenti, differibili. Pertanto l’urgenza che si era immediatamente manifestata per i dubbi e le legittime perplessità di molti donatori, relativamente ai rischi connessi alla donazione, è rientrata e le scorte sono state compensate assicurando sangue ai pazienti cronici e disponibilità per emergenze di breve periodo. Inoltre sono risultate maggiormente interessate dall’epidemia le regioni con il più alto numero sia di donazioni sia di consumi, con un carico di rischio inizialmente legato alla possibile ulteriore estensione dell’infezione. Rischio che, per il momento, può essere considerato scongiurato grazie a proprio al contributo dei donatori. Quindi ora la parola d’ordine è “programmare” per garantire continuità e stabilità del nostro sistema. Inoltre, secondo le disposizioni governative di contenimento del contagio, è etico che anche la raccolta movimenti il minor numero di persone/donatori possibile e questo rende ancor più cogente la chiamata programmata secondo le necessità di scorta di sangue e limitando in questo periodo l’accesso alle sedi di raccolta ai soli donatori periodici. Per spiegare le ragioni di questa necessità, abbiamo cercato di fare un po’ di chiarezza, rispondendo alle principali domande che ci sono state poste soprattutto attraverso i nostri social network. Perché non posso donare subito e mi è stato chiesto di programmare la mia donazione nelle prossime settimane?Come comunicato dal Centro Nazionale Sangue nei giorni scorsi, a seguito dei numerosi appelli delle istituzioni su tutto il territorio nazionale si è registrato un surplus di unità di sangue. Ecco perché è opportuno smaltire prima queste scorte. Per quanto tempo è possibile conservare il sangue?I globuli rossi vengono conservati in appositi frigoriferi a una temperatura fra i +2°C e i +6°C, per un massimo di 42 giorni. Non tutti i gruppi sanguigni sono diffusi allo stesso modo tra la popolazioneIn Italia, per esempio, quello più comune è lo 0+ (40%), seguito dall’A+ (36%), B+ (7,5%), 0- (7%), A- (6%), AB+ (2,5%), B- (1,5%) e AB- (0,5%). Per questo il fabbisogno e la disponibilità di sangue sono strettamente correlati a queste percentuali.Esistono, poi, i cosiddetti gruppi rari, il cui assetto antigenico viene riscontrato al massimo in un individuo ogni 1.000/5.000 soggetti esaminati. Perché molte Avis stanno invitando a donare il plasma?Prima di tutto perché i tempi di conservazione del plasma sono maggiori e possono raggiungere addirittura i 24 mesi. Inoltre, l’Italia non ha ancora raggiunto l’autosufficienza di farmaci plasmaderivati ed è quindi importante incentivare questo tipo di donazione. È possibile prevedere il fabbisogno di sangue ed emocomponenti?Ogni anno il Centro Nazionale Sangue, struttura responsabile del coordinamento di tutto il sistema trasfusionale italiano, redige un programma che – sulla base dei dati pregressi – è in grado di calcolare una stima del fabbisogno futuro di ogni regione e provincia autonoma. Che cosa accade se una Regione o un’azienda ospedaliera non sono autosufficienti?Scatta il meccanismo detto di “compensazione”, secondo cui le Regioni (oppure, a livello intraregionale, aziende sanitarie) che raccolgono più sangue rispetto al proprio fabbisogno, lo cedano a quelle più in difficoltà. Nelle ultime settimane le donazioni sono state così numerose che non è stato necessario ricorrere alla compensazione. Che cosa accade nel caso di gravi emergenze?Le Strutture Regionali per il Coordinamento delle attività trasfusionali (SRC) sono responsabili di definire una “scorta strategica” di unità di sangue da utilizzare solamente in caso di maxi-emergenze, e che deve rimanere costante. Quando si verifica un evento che rende necessario far scattare il piano, viene allertato il Centro Nazionale Sangue (CNS), che gestisce, insieme alle SRC, anche gli eventuali afflussi di unità da altre regioni. Se necessario il CNS supporta le SRC per incrementare le attività di raccolta, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, a partire dai rappresentanti nazionali delle Associazioni e Federazioni dei donatori. Quando necessario, inoltre, il CNS coordina anche la compensazione di medicinali plasmaderivati da altre Regioni e si raccorda con le aziende fornitrici di materiale per la raccolta del sangue e di diagnostici per possibili forniture straordinarie.

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La risposta degli italiani agli appelli alla donazione delle ultime settimane è stata molto elevata. Segno, questo, della solidarietà e della sensibilità che i cittadini hanno saputo offrire anche in un momento così delicato.Non possiamo che ringraziare infinitamente le migliaia di persone che hanno dato il proprio contributo o hanno manifestato la volontà di diventare donatori. Contestualmente però la richiesta di sangue da parte degli Ospedali è diminuita per la sospensione di molti interventi chirurgici e di terapie non urgenti, differibili. Pertanto l’urgenza che si era immediatamente manifestata per i dubbi e le legittime perplessità di molti donatori, relativamente ai rischi connessi alla donazione, è rientrata e le scorte sono state compensate assicurando sangue ai pazienti cronici e disponibilità per emergenze di breve periodo. Inoltre sono risultate maggiormente interessate dall’epidemia le regioni con il più alto numero sia di donazioni sia di consumi, con un carico di rischio inizialmente legato alla possibile ulteriore estensione dell’infezione. Rischio che, per il momento, può essere considerato scongiurato grazie a proprio al contributo dei donatori. Quindi ora la parola d’ordine è “programmare” per garantire continuità e stabilità del nostro sistema. Inoltre, secondo le disposizioni governative di contenimento del contagio, è etico che anche la raccolta movimenti il minor numero di persone/donatori possibile e questo rende ancor più cogente la chiamata programmata secondo le necessità di scorta di sangue e limitando in questo periodo l’accesso alle sedi di raccolta ai soli donatori periodici. Per spiegare le ragioni di questa necessità, abbiamo cercato di fare un po’ di chiarezza, rispondendo alle principali domande che ci sono state poste soprattutto attraverso i nostri social network. Perché non posso donare subito e mi è stato chiesto di programmare la mia donazione nelle prossime settimane?Come comunicato dal Centro Nazionale Sangue nei giorni scorsi, a seguito dei numerosi appelli delle istituzioni su tutto il territorio nazionale si è registrato un surplus di unità di sangue. Ecco perché è opportuno smaltire prima queste scorte. Per quanto tempo è possibile conservare il sangue?I globuli rossi vengono conservati in appositi frigoriferi a una temperatura fra i +2°C e i +6°C, per un massimo di 42 giorni. Non tutti i gruppi sanguigni sono diffusi allo stesso modo tra la popolazioneIn Italia, per esempio, quello più comune è lo 0+ (40%), seguito dall’A+ (36%), B+ (7,5%), 0- (7%), A- (6%), AB+ (2,5%), B- (1,5%) e AB- (0,5%). Per questo il fabbisogno e la disponibilità di sangue sono strettamente correlati a queste percentuali.Esistono, poi, i cosiddetti gruppi rari, il cui assetto antigenico viene riscontrato al massimo in un individuo ogni 1.000/5.000 soggetti esaminati. Perché molte Avis stanno invitando a donare il plasma?Prima di tutto perché i tempi di conservazione del plasma sono maggiori e possono raggiungere addirittura i 24 mesi. Inoltre, l’Italia non ha ancora raggiunto l’autosufficienza di farmaci plasmaderivati ed è quindi importante incentivare questo tipo di donazione. È possibile prevedere il fabbisogno di sangue ed emocomponenti?Ogni anno il Centro Nazionale Sangue, struttura responsabile del coordinamento di tutto il sistema trasfusionale italiano, redige un programma che – sulla base dei dati pregressi – è in grado di calcolare una stima del fabbisogno futuro di ogni regione e provincia autonoma. Che cosa accade se una Regione o un’azienda ospedaliera non sono autosufficienti?Scatta il meccanismo detto di “compensazione”, secondo cui le Regioni (oppure, a livello intraregionale, aziende sanitarie) che raccolgono più sangue rispetto al proprio fabbisogno, lo cedano a quelle più in difficoltà. Nelle ultime settimane le donazioni sono state così numerose che non è stato necessario ricorrere alla compensazione. Che cosa accade nel caso di gravi emergenze?Le Strutture Regionali per il Coordinamento delle attività trasfusionali (SRC) sono responsabili di definire una “scorta strategica” di unità di sangue da utilizzare solamente in caso di maxi-emergenze, e che deve rimanere costante. Quando si verifica un evento che rende necessario far scattare il piano, viene allertato il Centro Nazionale Sangue (CNS), che gestisce, insieme alle SRC, anche gli eventuali afflussi di unità da altre regioni. Se necessario il CNS supporta le SRC per incrementare le attività di raccolta, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, a partire dai rappresentanti nazionali delle Associazioni e Federazioni dei donatori. Quando necessario, inoltre, il CNS coordina anche la compensazione di medicinali plasmaderivati da altre Regioni e si raccorda con le aziende fornitrici di materiale per la raccolta del sangue e di diagnostici per possibili forniture straordinarie.

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