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L’AVIS che vogliamo, al via la Conferenza organizzativa 2021

Dalla riforma dello statuto al ruolo delle associazioni, passando per l’importanza del confronto e della coesione delle comunità territoriali. Questi i temi emersi dalla prima sessione di lavoro di sabato 13 marzoDalla riforma dello statuto al ruolo delle associazioni, passando per l’importanza del confronto e della coesione delle comunità territoriali. Questi i temi emersi dalla prima sessione di lavoro di sabato 13 marzo

Sarà un anno importante per AVIS Nazionale, così come per tante altre realtà del volontariato. Il 2021 segnerà la definitiva conclusione del percorso di riforma del Terzo Settore con l’entrata in vigore del Registro unico nazionale. Un’occasione per ripensare la propria identità e la mission associativa, come riportato nella relazione del Consiglio nazionale presentata durante la nostra ultima assemblea generale.

Come ci si prepara a tutto questo? Studiando e proponendo nuove soluzioni per essere sempre più attenti alle esigenze del momento, in particolare in un periodo storico delicato come quello che stiamo ancora affrontando. Non è un caso se il titolo scelto per la Conferenza organizzativa 2021 è “L’AVIS che vogliamo”, organizzata nelle giornate di sabato 13 e sabato 20 marzo.

Moderata dalla direttrice di Corriere Buone Notizie, Elisabetta Soglio, la prima giornata è stata suddivisa in due sessioni (di seguito troverete un estratto della prima, mentre quello della seconda sessione è disponibile a questo link).

Ad apire i lavori il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, che ha ribadito come per raggiungere gli obiettivi sia necessario «aprirci all’esterno per costruire un modo diverso ed efficace per lavorare insieme. Modificare i comportamenti è fondamentale, ma per farlo è indispensabile conoscere la realtà in cui viviamo e acquisire sempre più capacità di confronto con gli altri. La strada è quella di ridisegnare un nuovo modello di associazione, il cui primo step sarà il rinnovo dello statuto in linea con le nuove direttive previste dalla riforma del Terzo settore».

Ruolo e identità delle associazioni

Uscire dall’autoreferenzialità, questo il concetto lanciato dal presidente. Guardare al futuro e lavorare con progettualità per consolidare rapporti di collaborazione sia sociale sia culturale. Come sottolineato nel suo intervento dal direttore di VITA, Stefano Arduini, «il Covid ci sta fornendo un’ulteriore dimostrazione di come sia necessario dire grazie alle organizzazioni di volontariato. In primis ad AVIS, non solo per l’impegno quotidiano nella raccolta di sangue e plasma, ma anche nella straordinaria decisione di fornire il proprio supporto al Governo nella gestione della campagna vaccinale». La pandemia ci sta insegnando che chi opera nel volontariato oggi deve impegnarsi a fare ancora di più rispetto a quanto gli compete normalmente. «Mettersi a disposizione e uscire dai propri confini sta fornendo una percezione diversa del Terzo settore: aspettativa e responsabilità sono due concetti che contribuiscono a dare rilevanza a un’associazione anche sotto il profilo culturale». E il riferimento all’importanza del RUNTS è inevitabile: «Oggi le organizzazioni del Terzo Settore sono vere e proprie istituzioni – conclude – principalmente per il loro ruolo sociologico. Sono Reti che diventano opportunità per produrre soluzioni a favore degli altri».

Co-progettazione, sviluppo sociale e comunità territoriali: il ruolo delle AVIS

Soluzioni per gli altri che possono essere individuate e, soprattutto, centrate se però cambia il modo di rapportarsi con la comunità. Un tema su cui si è basato l’intervento di Andrea Volterrani, sociologo dei processi culturali e comunicativi, ricercatore all’Università di Roma Tor Vergata, nonché co-autore del libro “Sviluppo sociale. Come il terzo settore può rendere protagoniste, partecipative e coese le comunità territoriali”.

«Quando in passato si è parlato di comunità spesso si è commesso l’errore di considerarle oggetto di business, ma non è così – ha sottolineato attraverso le slide mostrate nel corso della Conferenza. Si tratta di spazi in cui le relazioni con le persone sono fondamentali, sia a livello reale sia digitale. Non bisogna commettere l’errore di svolgere solo attività gestionale, dimenticandosi di operare con le persone per farle diventare protagoniste di un progetto. Il ruolo attivo e propositivo del Terzo Settore non può prescindere dalla comunicazione, intesa come vero e proprio volano per il coinvolgimento collettivo.

In quest’ottica il futuro delle associazioni come AVIS deve essere costruito in modo collettivo, attraverso una condivisione con le comunità stesse, con gli altri attori della società civile.

«È più che mai importante lavorare per accrescere inclusione e partecipazione, legate non solo alla donazione. Implementare gli interessi reciproci come salute, corretti stili di vita, proprio come ha fatto la Consulta Nazionale di AVIS Giovani attraverso l’Hackathon per approfondire temi cruciali come la lotta all’Hiv. E infine costruire la co-programmazione con le istituzioni, un passo che può essere mosso solo se si è riusciti a interagire bene con la comunità facendo diventare le persone proattive nel proporre azioni condivise».

Democrazia e confronto interno

Il dialogo e l’espressione di quegli elementi che, da sempre, costituiscono l’esercizio della democrazia sono stati al centro della relazione di Corrado Del Bò, professore associato di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Scienze giuridiche “Cesare Beccaria” dell’Università Statale di Milano. Partendo da un concetto generale di democrazia intesa come «pluralità di organi e livelli», il professore ha provato a spiegare come questa non rientri solo nelle logiche della «politica istituzionale, ma anche nella realtà associativa.

La democrazia viene tutelata se c’è lealtà, collaborazione tra tutti i livelli e se vi è il riconoscimento dei ruoli che sono stati attribuiti attraverso lo strumento del voto.

In tale contesto, il rispetto delle cariche e l’equilibrio tra le autonomie locali e le strutture di coordinamento sono concetti di fondamentale importanza. Per questo, è compito delle organizzazioni complesse come AVIS dare quotidianamente risalto a quegli elementi che uniscono e rafforzano il senso di appartenenza. Agire localmente, pensare globalmente. Questo è lo spirito da seguire per essere un’unica AVIS».

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