L’Italia e il sistema sanitario nazionale, trasfusionale nella fattispecie, continuano ad essere un punto di riferimento per le terapie anche di pazienti di altri Paesi. Nei giorni scorsi, infatti, nell’ambito del progetto Haemo_pal, sono stati inviati in Palestina oltre 4.600 flaconi di farmaci plasmaderivati, prodotti grazie al plasma donato da tante donatrici e donatori dell’Emilia-Romagna anche di AVIS.
La spedizione, destinata a Nablus in Cisgiordania, contiene fattori VIII e IX della coagulazione necessari per assicurare cure salvavita a persone affette da malattie emorragiche congenite che, vista la complessa situazione internazionale in quell’area del mondo, faticano sempre più ad avere accesso alle terapie necessarie.
A questi medicinali, prodotti in eccesso rispetto al fabbisogno nazionale, si sono aggiunte alcune confezioni di Concentrati di complesso protrombinico, a dimostrazione ancora una volta di come attraverso il gesto gratuito, volontario e anonimo l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale sia possibile da centrare. Haemo_Pal è il programma promosso e coordinato da Centro nazionale sangue e Istituto Superiore di Sanità, e finanziato dalla Cooperazione italiana attraverso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. L’iniziativa punta a rispondere ai fabbisogni terapeutici e assistenziali dei pazienti con coagulopatie ed emoglobinopatie, nonostante la profonda crisi umanitaria e sanitaria che sta colpendo, oltre alla Striscia di Gaza, anche i territori della Cisgiordania.
Da anni, il sistema sangue italiano segue l’obiettivo dell’utilizzo etico e razionale della risorsa plasma anche a fini umanitari, grazie alla collaborazione tra Centro nazionale sangue, Ministero della Salute, associazioni e federazioni dei donatori, Regioni e Provincie autonome, e al supporto dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo e del Ministero degli Esteri. In questa cornice di solidarietà internazionale si colloca il progetto Haemo_PAL, avviato nel 2021 e dedicato appunto al miglioramento dei livelli di assistenza sanitaria ai pazienti coagulopatici ed emoglobinopatici palestinesi.
Negli anni il progetto, oltre a contribuire alla formazione del personale sanitario palestinese (medici, infermieri, tecnici di laboratorio, fisioterapisti), grazie al know-how e all’expertise dei professionisti delle reti italiane, ha garantito un afflusso di medicinali plasmaderivati non solo in Cisgiordiana, ma anche nella Striscia di Gaza, nonostante le oggettive criticità in corso.
«I programmi di cooperazione internazionale promossi e coordinati dal CNS hanno permesso al nostro sistema trasfusionale di aiutare paesi come Albania, Armenia, Afghanistan, El Salvador, India e appunto la Palestina – commenta la direttrice del Centro nazionale sangue, Luciana Teofili – È un utilizzo etico per farmaci che eccedono il nostro fabbisogno, ma rappresenta lo specchio della salute di un sistema che è basato sulla solidarietà. Questo sostegno alle popolazioni in difficoltà non sarebbe possibile senza la generosità dei donatori italiani e l’impegno di tutti gli operatori della rete trasfusionale».




